Avventure in Erasmus: secondo mese in Lussemburgo

Avventure in Erasmus: secondo mese in Lussemburgo

È ormai passato un bel po’ da quando sono arrivata in Lussemburgo ed è cominciato il mio Erasmus… è davvero incredibile quanto in fretta sia passato il tempo! Il mio periodo di studio all’estero è ormai finito, sono tornata in Italia, ma oggi voglio condividere con voi un altro pezzetto del mio diario di questa magnifica esperienza.

“Piccoli” problemi tecnologici

Nel mio secondo mese in Lussemburgo la tecnologia mi si è un po’ rivoltata contro. Ad esempio, già dall’inizio di ottobre il mio hard disk esterno, quello su cui tengo salvate tutte le mie foto e tutto il mio materiale dell’università, aveva infatti iniziato a darmi problemi. Quache volta semplicemente non veniva “letto” subito dal computer. Nulla di grave in fondo e non mi ero preoccupata più di tanto. Se non fosse che a un certo punto, mentre lo stavo usando, ha smesso all’improvviso di funzionare. Dato che lo stavo usando da un bel po’, ho pensato che magari potesse essersi solo un po’ surriscaldato. Penso sia facile immaginare il mio totale panico quando dopo qualche ora ho riprovato ad usarlo e non c’è stato verso di farlo connettere al computer!

Quando per miracolo sono riuscita a farlo funzionare almeno un po’, ho subito salvato sul pc l’indispensabile, cioè i file dell’università e le foto di cui sapevo di non avere una copia anche a Roma su un altro hard disk. Giusto in tempo, dato che poi ha smesso di nuovo di funzionare.

Alla fine mi sono decisa a comprarne uno nuovo su Amazon. È arrivato in pochi giorni e subito ho iniziato a lottare con quello vecchio per riuscire a far sì che il pc lo leggesse e copiare tutto il suo contenuto sull’hard disk nuovo. Quando ormai mi stavo arrendendo, c’è stato un piccolo miracolo e ho potuto fare una copia di tutto. Un piccolo miracolo davvero visto che poi il mio vecchio e fidato hard disk mi ha abbandonata completamente!

Mamma in visita

Fra lo studio e la questione “tecnologia che mi odia”, ad ottobre sono stata super impegnata. Anche perchè mi sono voluta tenere libera per i giorni in cui mia mamma è venuta a trovarmi. Avevamo infatti in mente di fare parecchie gite e così è stato. È arrivata qui di mercoledì sera tardi, ma già il giovedì mattina eravamo super operative. E dato che lei non è una grande fan della Germania e che sarebbe stata in Belgio la settimana successiva, abbiamo deciso di concentrarci su Francia e Lussemburgo.

Metz

Peindre la nuit

La prima meta in particolare è stata Metz, il capoluogo della Lorena. Da Lussemburgo la si raggiunge facilmente con il treno, poi una volta arrivate siamo andate subito al Centre Pompidou. Sì, c’è un Centre Pompidou anche a Metz, anche se è ovviamente molto più piccolo di quello di Parigi. Quando ci siamo state noi era iniziata da poco una mostra dal titolo “Peindre la nuit” (cioè “dipingere la notte”), che durerà fino a metà aprile 2019. Ammetterò che non ci ha fatto impazzire, come non ci ha entusiasmate molto neanche il museo in sè. Ma va detto che noi non amiamo l’arte moderna.

Centre Pompidou a Metz
Il Centre Pompidou a Metz

Centro storico di Metz

Dal museo abbiamo poi raggiunto a piedi la “Porte des Allemandes” (cioè la “porta dei tedeschi”), uno degli antichi accessi fortificati al centro storico di Metz. Da lì ci siamo incamminate verso il centro. Abbiamo passeggiato in place Saint-Jacques e poi ci siamo fermate a mangiare qualcosa.

Dopo pranzo, ci siamo dirette verso la cattedrale di Santo Stefano, bellissima. È un esempio magnifico di architettura gotica e ci ha davvero incantate, forse anche perchè onestamente non ci aspettavamo una chiesa così bella.

Cattedrale di Santo Stefano a Metz
La cattedrale di Santo Stefano a Metz

Lì accanto c’è la place d’Armes, su cui si affaccia il municipio. L’abbiamo attraversata tutta per poi girare intorno alla cattedrale, ammirandola da tutti i lati, e scendere infine verso il fiume Mosella (che poi è lo stesso che passa in Lussemburgo segnando buona parte del confine con la Germania). Sul fiume c’è un isolotto chiamato “Petit Saulcy”, dominato al centro da place de la Comedie, su cui si affaccia il teatro dell’Opera.

Place de la Comedie
Place de la Comedie

Sull’isola c’è anche una chiesa protestante che avremmo voluto visitare, il “Temple Neuf”, peccato solo che fosse chiusa. Almeno però era aperto il cancello del piccolo giardino che la circonda, proprio sulla “punta” dell’isoletta. Era ormai tardo pomeriggio, il sole si stava abbassando e passeggiare lì, ammirando gli edifici dall’altro lato della riva ed i ponti decorati con moltissimi fiori è stato davvero bello.

Fiume Mosella Metz

Nel tornare verso la stazione abbiamo poi attraversato il mercato coperto, che vende prodotti locali ma anche un po’ di tutto.

Lussemburgo Città

Il secondo giorno in cui mia mamma è stata qui, l’ho portata a visitare Lussemburgo Città. Abbiamo fatto un bel giro nel centro, vedendo tutte le (poche) cose più importanti.

La Gëlle Fra, la cattedrale, la place d’Armes, la Grand Rue, place Guillame, il palazzo Granducale. Ovviamente non poteva mancare una breve sosta alla Chocolate House!

Poi abbiamo proseguito verso il Bock e da lì passeggiato lungo il Chemin de la Corniche. Per fortuna era una bella giornata, non c’era neanche una nuvola in cielo!

Lussemburgo dal Chemin de la Corniche

Abbiamo poi riattraversato il centro e abbiamo preso un autobus in direzione Kirchberg. Siamo scese alla Filarmonica e lì abbiamo fatto una passeggiata al tramonto nel parco del Mudam, con il suo bel panorama sulla città. Infine, per concludere una giornata già bella di per sè, abbiamo ascoltato un concerto alla Filarmonica grazie ai biglietti che io avevo preso tramite l’università.

parco del Mudam - Lussemburgo
Passeggiando nel parco del Mudam al tramonto

Strasburgo

Il 20 ottobre ci siamo alzate presto ed abbiamo preso un TGV da Lussemburgo Città, diretto a Strasburgo. Avendo comprato i biglietti all’ultimo momento non è stato proprio economico, ma certamente ne è valsa la pena.

La Petite France

Quando siamo arrivate la città era immersa nella nebbia, che però pian piano si è diradata. Dalla stazione ci siamo dirette per prima cosa verso la zona della Petite France, con i suoi affascinanti canali e le tipiche case a graticcio. Essendo ancora presto non c’erano molte persone ed è stato bello poter passeggiare lì in tutta tranquillità.

Petite France a Strasburgo
La zona della Petite France a Strasburgo

Ci siamo poi avviate verso il centro città, fermandoci lungo la strada a vedere la chiesa di San Tommaso. Si tratta di una chiesa in stile gotico che fa parte dei monumenti storici di Francia dal 1862.

Il centro di Strasburgo e la cattedrale

La nostra meta successiva è stata piazza Gutenberg, una delle piazze principali della città. Al centro della piazza c’è una statua del celebre tipografo tedesco, che ha soggiornato a Strasburgo dal 1434 al 1444 mentre lavorava come apprendista orafo.

Poco oltre, io sono rimasta senza parole quando ho visto la bellissima cattedrale comparire quasi all’improvviso tra gli edifici. Alta ben 142 metri, è stata a lungo l’edificio più alto del mondo, e la sua unica torre (ne era prevista una seconda che non fu mai realizzata) è ben visibile praticamente da ogni punto della città. Ma quando la si vede tutta per intero, l’effetto è bellissimo, anche se l’asimmetria data dall’assenza di una torre stona un po’ con la simmetria della facciata.

Cattedrale_Strasburgo

Siamo subito entrate nella cattedrale, che è molto bella anche all’interno. Peccato soltanto che il famoso orologio astronomico al suo interno fosse in restauro e quindi quasi completamente coperto… La solita fortuna!

Il museo di Belle Arti di Strasburgo

Proprio accanto alla cattedrale di Strasburgo c’è anche il suo famoso museo di Belle Arti. Si trova all’interno del Palazzo dei Rohan, un palazzo barocco molto bello e che ospita in raltà ben tre musei. Oltre a quello di Belle Arti ci sono infatti anche quello archeologico e quello delle arti decorative.

La bella di Strasburgo
“La bella di Strasburgo” di Nicolas de Largillière

Noi abbiamo deciso di visitare solo quello di Belle Arti, che espone una notevole collezione di dipinti, fra cui alcuni di pittori italiani importanti come Botticelli, Raffaello o Giotto. Chiaramente però non mancano opere di autori francesi o anche spagnoli, fiamminghi e olandesi.

Tarte flambée e giri in battello

Per pranzo abbiamo deciso di provare un piatto tipico del posto, la tarte flambée. Ci siamo sedute ad un tavolino all’aperto di uno dei tanti ristorantini del centro città e lì ci siamo gustate questa specialità alsaziana ed un altro piatto tipico a base essenzialmente di stufato di carne, il Baeckeoffe.

Abbiamo poi dedicato la prima parte del pomeriggio ad una lunga passeggiata, prima tra le stradine del centro e poi lungo il canale fino a raggiungere la chiesa protestante di San Paolo, che abbiamo ammirato però solo dall’esterno.

Strasburgo
Chiesa di San Paolo a Strasburgo

Da lì ci siamo dirette in piazza della Repubblica, dove ci siamo rilassate un po’ nel bel parco, su una delle panchine all’ombra degli alberi. Era davvero una bella giornata e si stava benissimo.

Per concludere la giornata poi ci siamo concesse un giro sul battello, una cosa che io normalmente non farei ma che a mia mamma piace molto. Comunque devo ammettere che è stato carino. Eravamo in un battello scoperto, quindi si poteva ammirare benissimo la città. Inoltre fare questo giro ci ha dato modo di arrivare fino alla zona del parlamento europeo in tutto relax, cosa che abbiamo apprezzato dopo aver camminato per tutto il giorno.

In serata poi abbiamo ripreso il treno per tornare a Lussemburgo e da lì uno per Esch.

Clervaux

Dato che mia mamma aveva chiesto che la portassi a vedere un castello, la domenica abbiamo preso un treno diretto verso il nord del Lussemburgo e siamo andate a Clervaux. Avevo infatti sentito parlare di questo castello e soprattutto della mostra che ospita al suo interno.

Il paesino di per sè non è certo speciale. Piccolo e un po’ disperso nel nulla (in realtà per raggiungerlo non è bastato prendere il treno, abbiamo poi dovuto fare anche un tratto in autobus, ma credo che quel giorno in particolare ci fosse un problema con il treno), se ne sta arrampicato su una collina, circondato praticamente da foresta.

Al centro del paese, sulla sommità della collina, ci sono la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la cui facciata purtroppo era in restauro, ed il castello. Quest’ultimo risale al 1200, ma se posso essere sincera non è che sia proprio eccezionale. Non sembra quasi neanche un castello. Eppure al suo interno c’è una mostra fotografica meravigliosa, che vale da sola come ragione per visitare questo paesino sperduto nel nord del Lussemburgo.

Clervaux Lussemburgo
Castello Clervaux Lussemburgo

Il titolo della mostra è “The family of Man” ed essenzialmente si tratta di una raccolta di immagini raccolte originariamente per un’esposizione al MoMA di New York, il cui filo conduttore è “semplicemente” l’umanità. Le fotografie, belle e profondamente toccanti, trovano il modo di comunicare come l’umanità sia una e tutta uguale, ovunque nel mondo. Una mostra davvero emozionante.

Family of Man - Lussemburgo
Il girotondo è sempre uguale, non importa in che parte del mondo ti trovi

Nel castello di Clervaux c’è anche un piccolo museo sulla battaglia delle Ardenne, che durante la prima guerra mondiale coinvolse anche il territorio lussemburghese. Lo abbiamo visitato, ma francamente non è molto interessante, almeno se non si è davvero appassionati di quel periodo storico.

Altri problemi tecnologici

Lunedì 22 ottobre era l’ultimo giorno in cui mia mamma sarebbe stata con me in Lussemburgo. Avevo però lezione la mattina, così mi sono alzata presto e ci sono andata. Il piano era poi di trascorrere il resto della giornata visitando qualche altro luogo.

Invece niente, era proprio un periodo nero per me con la tecnologia. Mentre facevo colazione guardavo distrattamente qualche foto su instagram dal cellulare. Che improvvisamente si è spento. Ho pensato subito: “che strano, forse durante la notte non si è caricato bene”. Così l’ho messo in carica. E nulla, nessun cenno di vita. Ho provato a sostituire la batteria con quella che tenevo di scorta. Ancora niente. Alla fine ho pensato che forse si era surriscaldato e ho deciso di lasciarlo in pace e andare a lezione.

Finita la lezione, dal cellulare ancora nessun cenno di vita. Morale della favola, aveva deciso di suicidarsi. Ho poi cercato su interet e scoperto che con quel modello era successa la stessa cosa a tante persone. Cellulare morto, foto perse, contatti persi, tutto andato. Panico.

Mia mamma si è subito preoccupata che sarei rimasta senza telefono. Io per accontentarla ho acconsentito a girare un po’ di negozi per vedere se trovavamo un altro cellulare, ma mi sono poi rifiutata di acquistarne uno con i prezzi lussemburghesi, decretando che lo avrei cercato su Amazon.

I miei piani di visitare ancora un po’ la città con mia mamma sono quindi andati in fumo, ma ne ho approfittato per portarla a visitare il campus dell’università e soprattutto la sua meravigliosa biblioteca: ahhhh, quanto mi manca il Learning Center!

Learning_Center_Lussemburgo

Nel pomeriggio ho poi accompagnato mamma in aeroporto e me ne sono tornata a casa con la missione di decidere quale telefono comprare. Non sapevo ancora che sarei rimasta senza per oltre due settimane!

Buon compleanno Caro!

A fine ottobre c’è stato il primo compleanno di una del nostro “gruppo”. Dopo ormai un mese e mezzo di Erasmus, le persone con le quasi avevo trascorso più tempo erano state Eva, la mia coinquilina tedesca, Irene, che viveva al piano di sotto, e Carolina, che stava invece nella residenza di fianco alla nostra. Eravamo tutte e 4 in Erasmus ed abbiamo trascorso insieme innumerevoli serate, mangiando soprattutto torte rustiche e dolcetti fatti di pasta sfoglia e cannella.

Anche per il compleanno di Caro abbiamo deciso di cenare insieme. La sera prima avevamo già festeggiato a mezzanotte con una bella fetta di torta foresta nera, ma io amo i compleanni, sono un’ottima occasione per stare insieme il più possibile! E così abbiamo fatto anche una cena. Quella sera però, per quanto divertente possa essere a posteriori ricordare l’episodio, è successa una delle cose più culinariamente brutte che io abbia mai visto. Avevo preparato i ravioli ricotta e spinaci con il sugo, niente di speciale, ma erano buoni. Il ragazzo di Eva però, un francese, ha voluto essere carino e portare anche lui del cibo. Delle arachidi da aperitivo e delle patate in busta da fare al forno. Vabbè, ok.

E qui la cosa si fa… divertente, più o meno

Cuciniamo le patate e le mettiamo a tavola, accanto alle arachidi che erano lì da prima, giustamente perfette da sgranocchiare mentre aspetti la cena. Poi ci sediamo con i piatti di ravioli davanti. E iniziamo a mangiare. E con la coda dell’occhio vedo questo ragazzo francese che prende ed aggiunge le patate al piatto di ravioli. Non contento, prosegue tranquillo ad aggiungere le arachidi, poi mescola tutto e decreta che così il piatto è molto più buono. Poi venitemi a dire che i francesi sanno mangiare eh. 😛

Buon compleanno Caro! - Erasmus in Lussemburgo

Per dolce poi avevamo delle “éclairs au chocolat” su cui mettere le candeline. Che almeno quelle i francesi le sanno fare bene. E invece niente, siccome mai una gioia, e siccome erano lussemburghesi e non francesi in effetti, le éclairs avevano il cioccolato solo sopra, mentre dentro c’era la crema. Ma di sicuro è stata una serata indimenticabile!

Bruxelles

Dopo tre settimane lontani, finalmente, la sera di Halloween, Luca è tornato a trovarmi in Lussemburgo. Questa volta sapeva già la strada per arrivare fino a casa mia e per lasciarmi studiare il più possibile, così che io potessi essere completamente libera nei giorni successivi, mi ha perfino raggiunta da solo, senza che io lo andassi a prendere in aeroporto!

La meta che abbiamo scelto per il 1° novembre è stata Bruxelles. Infatti Irene e Carolina avevano scelto la capitale del Belgio, dove volevano andare perchè anche la sorella di Caro era venuta a trovarla per il ponte. Così abbiamo deciso di andare insieme a loro, anche perchè io non ero mai stata a Bruxelles e volevo vederla.

Free Walking Tour a Bruxelles

Come nostra abitudine, quando visitiamo una città nuova proviamo sempre a vedere se troviamo un free walking tour! A Bruxelles c’era l’imbarazzo della scelta, quindi ne abbiamo approfittato. Il nostro è partito dalla Grand Place, la piazza principale della città, ed ha toccato tutti i punti più importantied interessanti della città. E non poteva chiaramente mancare la sosta per le foto al Manneken Pis, l’irriverente statua del bimbo che fa pipì, simbolo di Bruxelles. Come tutti quelli che la vedono per la prima volta, anche io sono rimasta davvero stupita di quanto questa famosissima statua sia piccola!

Bruxelles

Ammetto comunque che questo free walking tour non è stato tra i migliori che ci siano mai capitati. Irene, Carolina e la sorella dopo un po’ si sono annoiate e hanno deciso di dedicarsi a un pranzo a base di cozze e patatine, piatto tipico del posto. Noi invece abbiamo continuato con il tour perchè io sono di coccio e volevo vedere TUTTO. 😛

La visita è durata parecchio, con una breve pausa intorno all’ora di pranzo in cui chiaramente ne abbiamo approfittato per mangiare una bella porzione di patatine fritte. C’è da ammettere che le sanno fare bene!

Cioccolata, Hard Rock e Atomium

Dopo la visita abbiamo continuato a girare un po’ per conto nostro, senza una vera meta. Faceva abbastanza freddo, così ci siamo riscaldati con una cioccolata calda da Neuhaus e poi siamo passati dall’Hard Rock per arricchire la mia collezione di magliette con una nuova aggiunta.

Avevamo anche pensato di raggiungere le mie amiche al quartiere delle istituzioni europee, ma quando ci hanno detto che loro erano lì ed era tutto chiuso (essendo il 1° novembre festa anche da quelle parti) abbiamo deciso che non valeva la pena e siamo invece andati a fare qualche foto all’Atomium, il monumento costruito nel 1958 per l’Esposizione universale.

Quella è stata l’ultima sosta della giornata, dovendo prendere il treno per tornare in Lussemburgo. Bilancio della giornata? Bruxelles carina, ma non eccezionale. Luca, che ci era già stato, mi aveva avvisata; eppure io mi aspettavo comunque di meglio.

Gite in Lussemburgo: Larochette ed Echternach

Quando Luca mi è venuto a trovare la prima volta, una delle gite più belle è stata senza dubbio quella al castello di Vianden. Certo, in quell’occasione c’era anche la “sagra” delle noci, quindi era stato particolare. Volevamo però cercare un altro castello lussemburghese da visitare e così per il secondo giorno della sua seconda visita abbiamo scelto di fare una gita a Larochette.

Il tempo non era dei migliori, ma a novembre in Lussemburgo non è che puoi stare ad aspettare il sole, quindi non ci siamo persi d’animo e siamo partiti, armati di pazienza ed impermeabili.

Il castello di Larochette

Arrivati a Larochette, abbiamo trovato un paesino praticamente deserto. Sempre sotto la pioggia, ci siamo avviati verso il castello, facendoci una bella passeggiata lungo un sentiero quasi nel bosco. Arrivati in cima, la sorpresa: il castello è chiuso dal 1° novembre fino a primavera!

Larochette - Lussemburgo
Larochette - Lussemburgo

Un pochino sconsolati, siamo tornati in paese e ci siamo accontentati di visitare la piccola chiesa di San Donato. Era comunque ora di pranzo e abbiamo provato a cercare un posto dove mangiare. Abbiamo seguito il consiglio di tripadvisor e scelto il “miglior” ristorante del posto… che si è rivelato essere una specie di tavola calda portoghese a gestione familiare! In effetti i portoghesi che vivono in Lussemburgo sono moltissimi, quindi la cosa non ci ha stupiti neanche troppo. Per un po’ però all’interno siamo stati gli unici a non parlare portoghese, fino a che non sono arrivate due coppie di tedeschi ben attrezzati per il trekking e molto affamati!

Raggiungere Echternach

Dopo pranzo non sapevamo bene cosa fare a dire il vero, ma abbiamo deciso che poteva valere la pena di farsi un giro ad Echternach, che è la più antica città del Lussemburgo e si trova al confine con la Germania.

Arrivarci da Larochette non è stato facile, lasciatemelo dire. I mezzi pubblici lussemburghesi, che nonostante le lamentele continue dei locali io ho trovato sempre piuttosto efficienti in città e nei collegamenti tra Esch e Lussemburgo Città, quando ci si trova in località un po’ sperdute nel nulla come Larochette non sono proprio frequenti. Nè i vari paesini sono ben collegati. Alla fine in pratica abbiamo dovuto cambiare tre autobus ed aspettarne uno al freddo, in un paesino sperduto davvero nel nulla, per più di un’ora. Perchè alcune tratte erano state bloccate per non so cosa e neanche gli autisti sapevano bene che giro dovevano fare. Vabbè.

La città più antica del Lussemburgo

Comunque alla fine ce l’abbiamo fatta ed abbiamo potuto dedicare quello che restava del pomeriggio a visitare Echternach. Il luogo più interessante della città è sicuramente l’abbazia, un monastero benedettino fondato nel 698, attorno alla quale la città si è poi sviluppata. Ci sarebbero, a poca distanza dal “centro città”, anche i resti di una villa romana. Faceva però davvero freddo, pioveva, e il poco che è rimasto di quella villa romana non ci attirava abbastanza.

Abbazia_Echternach_Lussemburgo

Dopo la visita dell’abbazia, abbiamo allora deciso di rilassarci e riscaldarci un po’ con una cioccolata calda, dato che proprio nella piazza principale c’è una sede della Chocolate House, la stessa che si trova anche a Lussemburgo Città davanti al Palazzo Granducale e che io ho tanto amato per tutti e 5 i mesi del mio Erasmus.

E poi basta, nella città più antica del Lussemburgo non c’è molto altro da fare, anche se si tratta di una cittadina davvero carina. Certo con il bel tempo sarebbe stata anche meglio, ne sono sicura, ma noi possiamo dire di averla visitata con il vero tipico tempo lussemburghese, quindi va bene così. E per me vale la pena farci un giro se si capita nel Granducato.

Echternach, Lussemburgo

Il mio unico rimpianto è di non aver pensato di andarci all’inizio dell’Erasmus, quando ancora c’era la bella stagione. Ma questo solo perchè Echternach è anche il punto di partenza per dei trekking molto belli che si possono fare nella regione del Mullerthal, che viene definita anche “la piccola svizzera lussemburghese”. Vorrà dire che dovrò tornare lì prima o poi!

Una giornata a Liegi Trier

Il 3 novembre era prevista una gita in giornata a Liegi, organizzata da Lisel, un’organizzazione studentesca lussemburghese. Io e Luca volevamo partecipare, così li abbiamo raggiunti per l’appuntamento alla stazione centrale di Lussemburgo e abbiamo preso i biglietti del treno. Poco dopo però, sorpresa: il treno per Liegi è soppresso!

Gita annullata, così abbiamo scelto su due piedi una nuova meta, ci siamo fatti cambiare i biglietti e siamo andati a Trier, nota in italiano anche come Treviri. Si tratta di ua città tedesca vicino al confine con il Lussemburgo, ad appena un’oretta di treno dalla città. Ed è stata un’ottima scelta.

Trier

Siamo stati anche fortunati ed abbiamo avuto, finalmente, una giornata di bel tempo. Il nostro giro è cominciato con la piazza del mercato, dove abbiamo visitato la chiesa di San Gengolfo. Tra una cosa e l’altra però, una volta usciti dalla chiesa, era già ora di pranzo e noi avevamo fame. Così abbiamo interrotto quasi subito il nostro tour del centro città per dedicarci alla ricerca di cibo. Ci ha attirati il ristorante “Kartoffel Kiste”, anche perchè se sei in Germania che fai, non ti abbuffi di cose a base di patate?

Antichi romani, principi elettori e Karl Marx

Dato che con la pancia piena si cammina meglio, dopo pranzo siamo tornati un po’ indietro verso la piazza del mercato e da lì ci siamo diretti verso il duomo di San Pietro e la vicina chiesa di Nostra Signora.

Duomo di Treviri

La tappa successiva è stata l’Aula Palatina, una basilica palatina romana del IV secolo. Una volta usciti da lì ci siamo fermati qualche minuto ad ammirare l’esterno del vicino Palazzo del Principe Elettore, in stile rococò, e poi abbiamo passeggiato nel giardino alla francese lì di fronte.

Aula_Palatina_Treviri
Palazzo_Principe_Elettore_Treviri
Giardini Trier

Siamo poi tornati verso il centro città, dove cercavamo le terme romane. Sono oggi chiuse all’interno di una struttura che le protegge, ma abbiamo deciso che non ci andava di entrare per vederle. Invece, abbiamo attraversato un piccolo mercatino con giostre e banchi che vendevano dolci, oggettistica e persino già il vin caldo! Luca ne ha preso un bicchiere per scaldarsi un po’, mentre io ho resistito alla tentazione di abbuffarmi di churros, ed abbiamo poi proseguito con la nostra passeggiata.

Abbiamo raggiunto la casa natale di Karl Marx, che è oggi stata trasformata in un museo, ma non siamo entrati a visitarla. Ci ha fatto sorridere chiederci cosa avrebbe detto Marx se avesse saputo che un giorno dei visitatori avrebbero pagato per visitare casa sua comunque.

Casa natale di Karl Marx
La casa natale di Karl Marx

Lungo il fiume Mosella

Camminando abbiamo raggiunto il fiume Mosella, che attraversa Treviri, e ammirato il ponte romano. Risale al II secolo d.C. ed è il più antico ponte ancora in uso dell’intera Germania!
Passeggiando lungo il fiume si possono anche vedere alcune antiche gru, che erano un tempo utilizzate per caricare e scaricare le merci quando la città aveva un porto fluviale.

Ponte romano Treviri

La passeggiata lungo il fiume Mosella è stata estremamente rilassante, c’erano davvero una pace e una tranquillità incredibili.

Gru_Mosella_Trier

Ci è quasi dispiaciuto allontanarci dal fiume, ma iniziavamo ad essere un pochino stanchi. Nel tornare verso il centro siamo passati davanti alla chiesa di San Paolo, che era però chiusa, e poi davanti alla Frankenturm, una antica torre difensiva della città che oggi è un luogo usato per eventi culturali da quanto ho capito.

La Porta Nigra

Tornati a questo punto nel cuore della città, la piazza del mercato, abbiamo deciso che era ora di avviarci verso la stazione per tornare a casa.

Ci mancava però prima un’ultima tappa per ammirare il monumento forse più famoso di Treviri, che è la Porta Nigra. Si tratta di una antica porta romana, la più grande ancora in piedi a nord delle Alpi, ed è un bene patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Noi ci siamo fermati solo per qualche foto dal basso, ma volendo si può anche salire ai piani superiori ed ammirare il panorama dall’alto.

Porta Nigra a Trier

Ancora un po’ di Lussemburgo Città

Il 4 novembre era l’ultimo giorno in cui Luca era in Lussemburgo con me, nel tardo pomeriggio sarebbe dovuto tornare a Roma. Abbiamo quindi deciso di prendercela comoda, dormire fino a tardi e poi goderci un po’ la bella, anche se fredda, giornata rimanendo a Lussemburgo Città.

Abbiamo lasciato il bagaglio di Luca alla stazione, così da non dover tornare a prenderlo ad Esch, e poi abbiamo deciso che volevamo visitare le casematte del Bock.

Quando Luca era venuto a trovarmi ad ottobre, non eravamo riusciti a trovare l’ingresso delle casematte, da bravi imbranati. Questa volta invece io mi ero informata un po’ meglio e così non è stato difficile capire da dove si entra.

Casematte del Bock

Le casematte del Bock sono dei cunicoli scavati nella roccia del promontorio del Bock, quello stesso promontorio che è in effetti la ragione dell’esistenza di Lussemburgo, dato che lì fu costruito il castello del conte Sigfrido dando origine alla fondazione della città.

Casematte del Bock a Lussemburgo

All’interno si cammina in corridoi che a volte si restringono ed a volte si allargano. Un tempo erano utilizzati dai militari per la difesa del promontorio, ma di quei tempi restano solo alcuni cannoni esposti appositamente come testimonianza. In realtà è già dal 1867 che questo dedalo di cunicoli non è usato con scopi militari. Invece, durante le due guerre mondiali, migliaia di persone hanno usato le gallerie come rifugio.

Casematte del Bock a Lussemburgo

Non ci è dispiaciuto fare questa visita, è stato interessante imparare qualcosa in più sulla storia del Paese che mi stava ospitando, ma devo dire che non ci ha neanche entusiasmati quanto mi sarei aspettata.

Il Chemin de la Corniche

Usciti dalle casematte, è stato naturale proseguire con una passeggiata lungo il Chemin de la Corniche. D’altro canto c’è un motivo se quella passeggiata è così famosa. Peccato solo che noi fossimo un po’ tristi, dovendoci di nuovo separare e sapendo che ci saremmo rivisti solo a Natale!

Chemin de la Corniche - Lussemburgo

Di cene multicultarli e telefoni nuovi

La settimana dopo la visita di Luca è stata un’altra settimana davvero piena, trascorsa tra lezioni, studio, cene multiculturali italo-franco-tedesche nel nostro appartamento e tante risate.

Il meglio però è arrivato il 7 novembre, quando finalmente, dopo oltre due settimane, l’Amazon tedesco (e poi dicono che i tedeschi sono efficienti, eh) è riuscito a recapitarmi il mio telefono nuovo. Finalmente di nuovo connessa con il mondo!

La cosa divertente è che giusto pochi giorni prima di me, anche Eva si è comprata il telefono nuovo, sempre su Amazon.de. Il suo però è arrivato secondo i tempi e senza dover litigare con l’assistenza per ore!

Il carnevale di Colonia

Per concludere il mio secondo mese in Erasmus, non poteva esserci nulla di meglio di una bella gita. I ragazzi dell’organizzazione ESN Luxembourg avevano organizzato con largo anticipo di andare con il pullman a Colonia, per l’inizio del carnevale, così io ed Eva abbiamo deciso di non perdere l’opportunità.

Giuro che non sono impazzita, ho scritto bene, a Colonia il carnevale inizia a novembre! Precisamente l’11/11 di ogni anno, alle 11 e 11 minuti (i tedeschi sono precisi), il carnevale viene dichiarato iniziato con una grande festa.

Il nostro pullman a due piani è partito dalla stazione di Lussemburgo alle 7 del mattino ed Eva è perfino riuscita a prendere i posti migliori, in prima fila al piano di sopra! Noi eravamo pronte, ci eravamo perfino comprate dei cerchietti da indossare, io con un mega fiocco di paillettes verdi e dorate e lei con delle antenne a forma di bottigliette di spumante. Le nostre versioni economiche da povere studentesse in Erasmus delle maschere di carnevale.

Viaggio verso Colonia
La partenza da Lussemburgo e l’arrivo a Colonia

Il centro storico bloccato

Siamo arrivati a Colonia intorno alle 10, trovando persino, con nostra grande sorpresa, un po’ di sole. I ragazzi di ESN avevano anche comprato caramelle e bottiglie di alcolici per iniziare a festeggiare non appena arrivati, ma io ed Eva avremmo voluto vedere la cerimonia di apertura. Abbiamo quindi preso al volo un po’ di caramelle (l’alcool alle 10 di mattina non ci attirava troppo, nonostante la città fosse già piena di gente ubriaca) ed abbiamo cercato di raggiungere la Heumarkt, la piazza nel cuore del centro storico dove si svolge la cerimonia.

Peccato solo che il centro storico fosse già bloccato, troppe persone erano già all’interno e la polizia non lasciava entrare nessuno, tutte le stradine di accesso erano bloccate!

Musica, maschere, gente ubriaca

Quando le 11:11 sono scoccate, noi eravamo in una strada vicino al Duomo e le persone intorno a noi hanno iniziato a gridare. Da lì in poi la giornata è andata avanti passeggiando del tutto a caso tra le strade della città, pienissime di genete in maschera e per la maggior parte ubriaca. Alcune maschere erano davvero incredibili, curate nei dettagli. Gruppi di ragazzi ballavano e sentivano la musica ad ogni angolo. Avremmo voluto visitare il duomo, ma era chiuso: troppa gente ubriaca. Abbiamo incontrato un gruppetto di ragazzi venuti con noi da Lussemburgo e per un po’ abbiamo camminato insieme a loro.

Carnevale a Colonia

Quando l’ora di pranzo era ormai passata da un po’, io ed Eva ci siamo fermate a mangiare in un fast food chiamato Frittenwerk, un posto dove fanno essenzialmente solo patatine fritte ma abbondantemente condite in vari modi: io ho preso quelle con il chili ed erano ottime!

Hard Rock, Hohenzollern e cioccolata

Dopo aver mangiato abbiamo deciso di dividerci. Eva voleva raggiungere dei suoi amici ad una festa organizzata da ESN Köln, mentre a me non interessava, così ho iniziato a dirigermi verso l’Hard Rock, dove contavo di acquistare un’altra maglietta per la mia collezione. Intanto aveva iniziato a piovere, ma pazienza. Dopo un po’ Eva mi ha chiamata per avvisarmi che mi avrebbe raggiunta all’Hard Rock, dato che la polizia aveva per qualche ragione bloccato tutte le strade che avrebbe potuto percorrere per raggiungere la festa e quindi aveva deciso di rinunciare.

Ponte Hohenzollern a Colonia

Alla fine abbiamo deciso di continuare a passeggiare insieme in giro per la città, fermandoci di tanto in tanto a ballare con gruppi di gente random! Abbiamo poi raggiunto il Reno proprio nel punto dove c’è l’iconico ponte Hohenzollern. Da lì abbiamo camminato lungo il fiume fino al museo della cioccolata. Potevamo a quel punto resistere alla tentazione?

Il biglietto del museo era un po’ costoso, quindi lo abbiamo lasciato perdere, però non abbiamo rinunciato nè ad una buona mezz’ora nel negozio annesso, dove abbiamo anche comprato i nostri calendari dell’avvento, nè ad una bella fetta di torta al cioccolato gustata ad un tavolo con vista sul fiume e sul ponte Severin illuminato.

Museo della cioccolata a Colonia

Si torna a Lussemburgo

Avendo appuntamento vicino al duomo per il ritorno a casa, abbiamo cercato di passare dall’interno del centro storico, finalmente accessibile perchè le persone avevano iniziato a diminuire. Il palco usato per la cerimonia al mattino ospitava concerti ed altri eventi per tutto il giorno e quando ci siamo passate davanti c’era un qualche gruppo sul palco che suonava.

Eva aveva fame, così ci siamo fermate ad uno dei tanti banchetti e si è presa un currywurst, poi ci siamo avviate verso il pullman.

La città era ridotta ad un vero schifo, si camminava tra bottiglie vuote, bicchieri, immondizia di ogni genere. Era stata una bellissima giornata e ci eravamo divertite moltissimo, ma tutto sommato eravamo contente di tornare nella tranquilla Lussemburgo.

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