Avventure in Erasmus: l’esperienza di Carolina in Lussemburgo!

Avventure in Erasmus: l’esperienza di Carolina in Lussemburgo!

Quella di oggi è la prima di due interviste speciali! Ho pensato infatti che anche se un po’ per volta sto raccontando il mio Erasmus, può essere interessante confrontare anche esperienze diverse nello stesso Paese, perchè in fondo non ci sono due avventure uguali tra loro.

Per questo ho deciso di intervistare due amiche italiane con cui ho condiviso i 5 mesi del mio Erasmus in Lussemburgo dall’inizio alla fine!

Oggi iniziamo con Carolina, che è di Bergamo ma studia Giurisprudenza all’Università di Trento. Lei è stata in Lussemburgo negli stessi mesi in cui ci sono stata io, quindi da settembre 2018 a febbraio 2019, e lì ha frequentato i corsi del Master in European Private Law presso la Faculty of Law, Economics and Finance.

Le sue risposte mi hanno fatto tornare in mente tantissimi momenti diversi del nostro Erasmus e non potrei essere più contenta di condividere quest’intervista con voi!

Perchè

1 – Perché hai deciso di partire per un’esperienza Erasmus? E come mai hai scelto proprio il Lussemburgo?

Sono sempre stata attratta da iniziative volte a promuovere valori umani, culturali ed accademici che portino ad una profonda integrazione tra realtà differenti. Personalmente ho visto l’Erasmus come una sfida ad uscire dalla mia confortevole routine e dai miei ritmi consolidati per sperimentare nuovi stimoli in una dimensione straniera, da cui trarre tutto l’arricchimento possibile; credo che al giorno d’oggi, frenare i propri orizzonti ai confini di un singolo Stato sia più che mai limitante. 

Un incentivo significativo è derivato poi dalla natura dei miei studi universitari, focalizzati sul diritto internazionale e comparato: questo approccio transnazionale stimola ad indagare e comparare tradizioni e istituti giuridici di Paesi diversi, pertanto, intraprendere un periodo di studio all’estero ha sempre rappresentato per me un’implicazione naturale del mio percorso universitario.

La scelta della meta è stata a sua volta fortemente influenzata dal tipo di percorso accademico che avrei potuto svolgere durante l’Erasmus: il Lussemburgo è una delle sedi ufficiali dell’Unione Europea, lì si trovano la Corte di Giustizia, oltre che la sede amministrativa del Parlamento e innumerevoli agenzie europee; dunque mi è parsa una destinazione particolarmente adatta per approfondire il diritto dell’UE. Inoltre, la sua posizione geografica tattica, nel cuore dell’Europa, si presta a innumerevoli gite fuori porta, il che è stato senza dubbio un elemento a favore.

Mercatini_Natale_Strasburgo
Gita a Strasburgo per i mercatini di Natale

Prima di partire

2 – “Impacchettare” la propria vita e partire può essere difficile: che consigli daresti a chi sta partendo e deve preparare la valigia per stare 5 mesi in Lussemburgo?

Prepararsi a incredibili sbalzi di temperatura, soprattutto nel passaggio da una stagione all’altra: stare a 2° con la giacca di pelle è stata una prova di forza per una freddolosa come me. A settembre il clima è ancora estivo, a inizio ottobre le temperature crollano di botto e rimangono super basse per tutto l’inverno: armarsi di maglioni pesanti in abbondanza, scarpe pesanti e robuste, per affrontare pioggia e neve, cappotto, sciarpa e cappelli per ripararsi dal vento; da notare che in Lussemburgo piove in orizzontale, una sottile pioggia gelida, quindi l’ombrello è assolutamente inutile, bisogna rassegnarsi a infradiciarsi quotidianamente.

Come prima di qualsiasi viaggio, armarsi di grinta, spirito di adattamento e voglia di mettersi in gioco: l’Erasmus può porre dinnanzi a situazioni in cui si deve mettere da parte o adattare parti della propria personalità e scendere a compromessi, in realtà è solo così che si arriva a rivalutare aspetti di sé che magari non si erano mai messi in discussione.

Tenere comunque presente che nel bene o nel male è un’esperienza destinata a finire in un battito di ciglia.

3 – C’è qualcosa che avresti voluto sentirti dire o che avresti voluto sapere prima di partire per questa esperienza?

No, con il senno di poi è stato positivo vivere questo periodo totalmente senza preconcetti o aspettative dettati da “voci di corridoio”. Ho avuto modo di avere impressioni spontanee e autentiche, che fossero solo mie e non filtrate dalla percezione altrui.

Erasmus_Welcome_Day
Davanti a una statua qualunque, durante la caccia al tesoro dell’Incoming Welcome Day

La vita da studente in Lussemburgo

4 – Che ne pensi dell’università del Lussemburgo? Come ti ci sei trovata?

Per quanto riguarda la didattica, il metodo di insegnamento e d’esame è molto diverso da quello italiano, per cui il primo periodo ha richiesto un particolare sforzo di adattamento: il numero di studenti per corso, almeno nel biennio di master, si aggira attorno alle 10/15 persone, il che è straniante per chi sia abituato ad avere centinaia di compagni di corso; questo implica un rapporto diretto con i docenti e uno scambio interpersonale di tutt’altra intensità anche con gli altri studenti. Ho seguito vari corsi di diversi indirizzi di master perché la mia Università richiedeva un Learning Agreement da 30 crediti, quindi alcuni periodi sono stati veramente intensi: a Trento abbiamo corsi da 6 o 9 crediti, mentre a Lussemburgo gli esami sono generalmente da 2, 4 o massimo 5 crediti, il che si è tradotto nella necessità di seguire molte più lezioni di quelle che seguo normalmente in Italia. Fortunatamente gli esami non richiedono gli stessi tempi di preparazione di quelli italiani, essendo soprattutto presentazioni in classe o papers.

Ciò che più mi ha sorpresa, forse, è stata la connotazione multilingua dei corsi, che si traduce letteralmente in un continuo passaggio da inglese a francese, anche durante la medesima lezione. Nonostante sulle prime tali aspetti siano stati un po’ destabilizzanti, una volta prese le misure, mi sono trovata a mio agio in questo ambiente, che è risultato estremamente stimolante.

5 – Hai avuto difficoltà con la lingua? Hai fatto dei corsi prima di partire o durante l’Erasmus?

In Lussemburgo ci sono tre lingue ufficiali, lussemburghese, francese, e tedesco, ma è parlato da quasi tutti anche l’inglese; prima e durante l’Erasmus ho fatto corsi di francese, fortunatamente per le esigenze di vita quotidiana e di studio, l’inglese e il francese sono stati sufficienti e non ho mai avuto difficoltà dal punto di vista linguistico.

6 – Come definiresti il costo della vita in Lussemburgo? A parte l’affitto, che cifra dovrebbe tenere in conto ogni mese uno studente che volesse fare l’Erasmus lì?

Il costo della vita è decisamente elevato per tutto ciò che rappresenta un extra rispetto alla mera sussistenza: se la spesa di per sé non è tanto più cara che in Italia (a parità di prodotti acquistati), scegliere di mangiare fuori casa, fare merenda o bere qualcosa di più complesso di una coca-cola o di una birra piccola diventa abbastanza impegnativo. Per fortuna tutti i mezzi di trasporto del Paese sono gratuiti per gli studenti, così come tutte le attività sportive o artistiche promosse dall’università, per cui impegnare il proprio tempo senza spendere troppo non è poi tanto complicato.

Mercatini_Natale_Trier
Mercatini di Natale a Treviri

7 – Come descriveresti lo stile di vita (i ritmi, i modi fare, la cucina, la “vita notturna”…) in Lussemburgo? È stato difficile adattarsi a tutte le novità?

La vita in Lussemburgo, per come l’ho sperimentata nella città di Esch-sur-Alzette, è poco vivace. A parte la frenesia dettata dagli orari del treno, preso tutte le mattine con i lavoratori lussemburghesi, le giornate scorrevano calme e abbastanza monotone. A Esch mancano totalmente luoghi di aggregazione, è pressoché una città-dormitorio, in cui già alle sei di sera non gira anima viva; questo è sicuramente uno degli aspetti che più mi sono pesati dei mesi trascorsi in Lussemburgo e che ha messo alla prova la mia capacità di resistenza. La vita notturna si può invece trovare a Lussemburgo città, nei locali del centro storico, del Grund o di Clausen, che specialmente nella bella stagione diventano un’opzione piacevole.

Conoscere lussemburghesi autoctoni è abbastanza complicato, dato che il Paese si popola quotidianamente di lavoratori e studenti transfrontalieri e che l’università è principalmente frequentata da studenti internazionali; ho avuto però dei compagni di corso lussemburghesi, tutti molto aperti e gentilissimi, super orgogliosi del loro Paese. Ciò che mi ha fatto davvero invidia è che, fin da bambini, i lussemburghesi imparano tutte e 3 le lingue ufficiali dello Stato e l’inglese, oltre che l’eventuale lingua madre dei genitori, spesso immigrati di prima o seconda generazione.

8 – Luoghi comuni sul Lussemburgo: uno vero e uno falso secondo la tua esperienza?

È falso considerare il Lussemburgo come un pezzo di Francia: i lussemburghesi sono estremamente attaccati alla propria identità nazionale e alla propria autonomia; quindi, benché il francese sia la lingua più adoperata nel quotidiano e nonostante la vicinanza geografica, bisogna stare ben attenti a non mettere in discussione l’indipendenza del Granducato dalla Repubblica francese.

È vero che il Lussemburgo è il centro finanziario d’Europa: nel centro della capitale è possibile incontrare una banca ogni due passi, anche negli edifici più insospettabili.

Ricordi dell’Erasmus

9 – Qual è il ricordo più bello che hai dei mesi trascorsi in Lussemburgo?

Il sentirsi veramente vicini al cuore dell’Europa, la totale libertà nel viaggiare di città in città, da Bruxelles a Strasburgo, da Colonia a Parigi. E sicuramente la possibilità di condividere la quotidianità con persone da ogni parte del mondo.

10 – Qual è il luogo più bello o che più ti è rimasto nel cuore del Lussemburgo?

Il “Parco delle tre ghiande”, un bellissimo parco nel quartiere di Kirchberg, in cui si trova il museo d’arte moderna e contemporanea MUDAM e da cui si ha una vista mozzafiato sulla città; guardare il tramonto dalla collina del parco è un’esperienza mozzafiato di cui mi ricorderò sempre con emozione.

Tramonto_Lussemburgo
Il tramonto su Lussemburgo, dal “parco delle tre ghiande”

11 – Quali sono stati i 3 aspetti migliori dell’Erasmus in Lussemburgo?

La possibilità di raggiungere facilmente città di altri Paesi europei da visitare anche in giornata.

Conoscere e confrontarsi con persone non solo da altri Stati europei, ma anche dalle più svariate parti del mondo, attratte dal multiculturalismo e dalle opportunità di studio e lavoro offerte dal Lussemburgo.

Seguire lezioni tenute da giudici e avvocati della Corte di giustizia e avere una percezione immediata e diretta del suo funzionamento.  

12 – E le 3 difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare?

Il fatto che la mia università si trovasse a più di un’ora di mezzi da casa: a Trento abito a 10 minuti a piedi dalla facoltà, quindi non avevo mai sperimentato la fatidica “vita da pendolare”; posso solo confermare quanto stressante e impegnativa sia, soprattutto d’inverno e con 10 ore di lezione al giorno.

La vita in uno studentato con due cucine, 5 docce e bagni in comune per 20 persone, che ha reso il mio Erasmus una specie di lungo campeggio.

La burocrazia di due Paesi, entrambi non eccessivamente efficienti.

Erasmus gita a Schengen
In gita a Schengen, foto al confine tra Lussemburgo e Germania

Tiriamo le somme

13 – Consiglieresti il Lussemburgo per l’Erasmus? E se in futuro ne avessi occasione, sceglieresti il Lussemburgo per vivere?

Consiglio il Lussemburgo per quanto riguarda l’esperienza accademica, di alto livello e molto stimolante; l’università è nuova e in rapida evoluzione, gli ingenti finanziamenti per la riqualificazione del quartiere di Belval sono diretti anzitutto alla realizzazione di nuovi spazi dedicati all’università, il che è un ottimo incentivo per chi intenda trascorrervi un periodo di studio.

Non escludo la possibilità di tornare in Lussemburgo, ma non a tempo indeterminato; temo che al di fuori dal contesto universitario, a lungo andare, diventi un posto claustrofobico, eccessivamente monotono.

14 – Consiglieresti l’Erasmus in generale? Per quale ragione?

Assolutamente! È un’esperienza estremamente arricchente sia dal punto di vista accademico che personale, dà la possibilità di immergersi nella vita e nelle usanze di un Paese molto più profondamente di quanto non si possa sperimentare da semplici turisti.

Credo che l’Erasumus sia uno dei progetti che l’Unione Europea può vantare con maggiore orgoglio e sui cui deve continuare ad investire: ricevere una borsa di studio per trascorrere un periodo di studio in un altro Paese, seguendo lezioni in una lingua diversa dalla propria e conoscendo persone dai più svariati background, secondo me, è la massima aspirazione a cui si possa mirare in ambito formativo.

Oggi ho ricordi di questi mesi che saranno con me per sempre e una rinnovata consapevolezza dei miei limiti e potenzialità.

Grazie Caro per aver accettato subito con entusiasmo di rispondere alle mie infinite domande… e per avermi fatto ripensare a quante cose ci sono successe in quei 5 mesi, che davvero sono volati via in un battito di ciglia!

Questo articolo è stato letto 69 volte!