Bolivia zaino in spalla in 15 giorni – Diario di viaggio – 1° parte

Bolivia zaino in spalla in 15 giorni – Diario di viaggio – 1° parte

Per festeggiare i nostri 10 anni insieme, avevamo deciso di fare un bel viaggio. Dato poi che nel 2019 tra Pasqua, 25 aprile e 1 maggio abbiamo potuto organizzare un viaggio di due settimane in primavera, ci siamo detti che era il momento perfetto per realizzare un sogno che avevamo nel casetto da un po’ di tempo: vedere il Salar de Uyuni!

Quello in Bolivia è stato il nostro primo viaggio zaino in spalla ed è stato semplicemente stupendo. La Bolivia è meravigliosa e vale davvero la pena visitarla. Quella che segue è la prima parte del diario del nostro viaggio, giorno per giorno.

Giorno 1 – 21 aprile 2019 – La partenza

È il giorno di Pasqua, ma quest’anno niente uova di cioccolata da aprire. Giusto il tempo di pranzare e poi si parte. All’aeroporto di Fiumicino imbarchiamo i nostri zaini, non senza un po’ di preoccupazione da parte mia: faremo scalo a Madrid prima di volare verso Santa Cruz de la Sierra, quindi ho il terrore che ci sia qualche disguido e vadano persi.

Viaggiamo con Air Europa. Non la conosciamo e in rete abbiamo letto un po’ di tutto in proposito. Comunque il volo per Madrid è più o meno come quello di una qualsiasi low cost, senza infamia e senza lode.

L’aeroporto di Madrid è enorme, una volta arrivati lì ci mettiamo un buon quarto d’ora a raggiungere il terminal da cui partirà il nostro volo. L’ora di cena è passata da un pezzo e decidiamo di non rischiare troppo la sorte con il cibo in aereo: mentre aspettiamo di salire sul volo intercontinentale ceniamo con un panino da Burger King. A posteriori scopriremo di aver fatto bene!

Giorno 2 – 22 aprile 2019 – Sucre, la capitale della Bolivia

Dopo aver dormito durante quasi tutto il volo, che fortunatamente era di notte, ci svegliamo quando ormai stiamo per atterrare a Santa Cruz de la Sierra, la città più grande della Bolivia. Atterriamo alle 11,40 ora italiana, ma a Santa Cruz sono appena le 5,40 del mattino!

Ci dà il benvenuto in Bolivia il diluvio universale, con tanto di tuoni e lampi. Per fortuna però siamo qui solo di passaggio. Giusto il tempo di passare il controllo passaporti e recuperare i nostri bagagli dall’enorme mucchio in cui sono stati impilati insieme a tutti gli altri (per fortuna non sono rimasti a Madrid!), e siamo già in fila per un altro check-in.

In aeroporto a Santa Cruz de la Sierra
In aeroporto a Santa Cruz de la Sierra: la gioia perchè gli zaini non si sono persi!

La nostra destinazione infatti oggi è Sucre, ma il volo parte alle 9,20: abbiamo un bel po’ di tempo da perdere in aeroporto. Ne approfittiamo per ritirare un po’ di valuta locale, i bolivianos, ma poi non ci resta che attendere pazientemente. Alla fine il nostro volo ritarda di ben 45 minuti, ma lo spettacolo che ci attende all’arrivo ci ripaga di tutto.

L’arrivo a Sucre

L’aeroporto di Sucre è minuscolo e si trova un po’ nel nulla, distante dalla città e circondato da montagne brulle. Ma quello che più ci colpisce da subito è la luce incredibile che fa risaltare tutti i colori e che scopriremo essere una costante meravigliosa in questa zona del mondo. Sarà forse merito dell’altitudine, dato che qui siamo già a 2800 metri s.l.m.!

Aeroporto_Sucre Bolivia
Il piccolo aeroporto di Sucre

Al nostro arrivo ci attende un taxi mandato dal nostro albergo. Rimaniamo subito un po’ interdetti nel vedere le condizioni della macchina, non proprio nuovissima. Ma ci faremo presto l’abitudine, qui è normale così.

Per arrivare in città ci vuole una buona mezz’ora di viaggio in macchina, lungo una strada che è tutta curve. Pian piano però ci lasciamo alle spalle il territorio brullo della zona, in cui spunta solo qualche arbusto ogni tanto, ed iniziamo ad attraversare la periferia della città. Certamente la periferia di Sucre è molto povera, ma quello che ci colpisce subito in realtà è il fatto che tutti gli edifici siano lasciati incompleti, con le tamponature di mattoni rossi a vista. Anche questo scopriremo presto essere del tutto normale in Bolivia.

Più entriamo nella città, più il traffico aumenta. Il nostro tassista inizia a suonare il clacson sempre più di frequente e capiamo essere il suo modo di segnalare la propria presenza o l’intenzione di svoltare… Qui le frecce a quanto pare non si usano molto.

La Selenita b&b

Quando arriviamo al nostro b&b, rimaniamo un po’ delusi. Lo avevamo scelto con tanta cura, eppure dall’esterno non è molto attraente. Un edificio un po’ anonimo, uguale agli altri accanto, e una porta con la scritta “La Selenita”. Siamo un pochino perplessi, ma la ragazza che lo gestisce esce subito ad accoglierci calorosamente e con grande entusiasmo.

Entriamo nel b&b e… dentro è tutto un altro mondo! Passata la reception ci troviamo in un cortile interno e sembra quasi di trovarsi in un piccolo villaggio. Le stanze sono delle piccole casette immerse in un giardino pieno di piante e fiori. Ci sono perfino delle amache per rilassarsi all’ombra e dal giardino si gode di una vista bellissima sul centro città, che è poco distante.

La_Selenita_vista_Sucre Bolivia
La vista su Sucre dal B&B La Selenita

Dopo averci mostrato la nostra camera, la ragazza che ci ha accolti ci dà tantissimi consigli ed una mappa della città. Purtroppo abbiamo solo mezza giornata da dedicare a Sucre, perchè nel nostro programma abbiamo voluto dare più spazio ad altre zone della Bolivia, quindi decidiamo di ignorare la stanchezza del viaggio e uscire subito. Ci diamo giusto una rinfrescata in camera, dove lasciamo gli zaini, e poi partiamo alla scoperta della città.

La_Selenita_camera  Bolivia
L’ingresso della nostra stanza presso il B&B La Selenita

Il terminal dei bus di Sucre

La nostra prima tappa in realtà è il terminal dei pullman, che raggiungiamo in taxi (pagato 5 bob a testa, quindi 10 bob in totale) per perdere meno tempo e risparmiarci un po’ di fatica. Siamo comunque a quasi 3000 metri di altitudine e quando si cammina a lungo la carenza di ossigeno un pochino si sente.

Il terminal dei bus non è in centro, ma decidiamo di passarci subito per capire come fare il giorno dopo ad arrivare a Tupiza, la nostra meta successiva, e per comprare eventualmente i biglietti del pullman. Non appena arriviamo, sentiamo subito varie voci urlare le diverse destinazioni possibili. Nessuno però che gridi “Tupiza, Tupiza” come servirebbe a noi.

Troviamo il punto informazioni e riusciamo, con il nostro spagnolo un po’ stentato, a farci consigliare sul da farsi per raggiungere Tupiza il giorno seguente. In pratica, decidiamo di prendere i biglietti per un pullman che parte alle 10 del mattino ed arriva a Potosì, per un costo di 20 bob a testa. Una volta a Potosì dovrebbe esserci una coincidenza per Tupiza giusto in tempo, ma se la dovessimo perdere ci sono altre soluzioni… E quindi va bene così!

Sucre, la capitale della Bolivia

Una volta risolta la questione pullman, ci dirigiamo a piedi verso il centro città. In questo caso, la strada è in discesa e si fatica di meno. Sappiamo più o meno dove andare, ma per lo più girovaghiamo quasi a caso, perdendoci a volte tra le stradine e scoprendo scorci davvero belli della città.

Sucre capitale Bolivia

Nel nostro camminare senza una meta precisa, passiamo anche davanti al Mercado Central, dove entriamo a dare un’occhiata: è un’esplosione incredibile di frutta colorata di ogni genere! Ci piacerebbe assaggiare alcuni di quei frutti dall’aspetto così invitante, spesso venduti già tagliati e pronti per essere mangiati, ma vogliamo evitare di sentirci poco bene già dal primo giorno di viaggio e non ce la sentiamo di rischiare.

In effetti comunque non abbiamo ancora pranzato e la fame inizia a sentirsi. Ci sarebbe piaciuto assaggiare le tipiche salteñas per pranzo, ma la ragazza del b&b ci ha avvisati che di solito vengono vendute solo la mattina fino a mezzogiorno. Ed infatti il locale che ci ha consigliato per mangiarle, chiamato “El Patio”, è chiuso.

Raggiungiamo quindi la piazza principale, plaza 25 de Mayo, e decidiamo di fermarci a mangiare in un localino lì all’angolo, il Cafè Metro, dove assaggiamo delle quesadillas con pollo che non sono per niente male.

Mercato_frutta_Sucre Bolivia

Dopo mangiato decidiamo di passare al volo in farmacia per procurarci le famose “soroche pills“, per averle con noi nel caso ci servano nei giorni successivi. Si tratta essenzialmente di pasticche che dovrebbero aiutare un po’ contro i sintomi del mal di montagna, che in Sud America viene appunto chiamato “soroche“. Il farmacista ce ne propone due tipi diversi e noi decidiamo di prendere quelle un po’ più forti, che non si sa mai.

La cattedrale di Nostra Signora di Guadalupe

Non ci rimane moltissimo tempo per vedere la città, dobbiamo quindi accontentarci di scegliere solo alcuni luoghi. Decidiamo di visitare la cattedrale, che si trova proprio in plaza 25 de Mayo. Si può entrare solo se si paga il biglietto di 30 bob a testa per la visita del piccolo museo annesso, che però comprende la visita guidata in spagnolo. Dato che al nostro arrivo ne è appena partita una, decidiamo di unirci al gruppo. In fondo non è molto difficile capire cosa dice la guida, quindi il giro risulta anche abbastanza interessante.

Il museo della cattedrale contiene essenzialmente reliquiari, oggetti di vario genere usati per le funzioni religiose e crocifissi. C’è però anche qualche quadro. Peccato solo che non si possano fare foto nel museo ma solo nella cattedrale, che invece non è nulla di eccezionale. Rimaniamo anche un po’ perplessi quando la guida paragona il piccolo baldacchino che circonda l’altare a quello berniniano di San Pietro. Un confronto un po’, come dire… azzardato!

Sucre_cattedrale
L’interno della cattedrale di Sucre

Dopo la visita siamo un po’ stanchi. Decidiamo di riposare un po’ sedendoci su una panchina nel parchetto della piazza. Ci guardiamo intorno, osservando i bambini che giocano con i piccioni. La giornata è stupenda, c’è una luce eccezionale e fa anche caldo, tanto che stiamo tranquillamente in maniche corte.

Sucre_plaza_25_Mayo

Il convento di San Filippo Neri

Verso le 17 decidiamo di sfruttare ancora un po’ il tempo a nostra disposizione per visitare qualche altro luogo di questa bella città. Vorremmo visitare la Casa de la Libertad, il luogo in cui è stata dichiarata l’indipendenza della Bolivia nel 1825 ed in cui è stata firmata la costituzione boliviana. Purtroppo però è chiusa perchè è lunedì.

Sucre_casa_Libertad

Ci dirigiamo allora direttamente al convento di San Felipe de Neri. Questo luogo è famoso soprattutto per la vista di cui si gode dal suo tetto piastrellato, ma già il chiostro a cui si accede non appena entrati è bellissimo. Ci colpisce profondamente il contrasto dei bianchi dettagli architettonici contro l’azzurro terso e luminoso del cielo. Rimarremmo volentieri ore intere lì, immersi in un silenzio quasi surreale.

San_Felipe_Neri_Sucre

Ma la magia vera accade in effetti quando si sale sulle terrazze, da cui si gode di un panorama a 360° sulla città. E da lì si capisce perfettamente il motivo per cui Sucre viene anche chiamata “la città bianca”.

Chiostro del convento di San Felipe de Neri a Sucre, in Bolivia

Facciamo tantissime foto, rimpiangendo un po’ di non aver portato con noi il cavalletto. Eravamo stanchi e non volevamo aggiungere peso sulle spalle, ma ad averlo con noi saremmo riusciti forse ad avere una foto decente di noi due insieme. Pazienza, vorrà dire che quei momenti perfetti rimarranno solo nei nostri occhi. Il tempo scorre veloce comunque, ed il sole inizia a calare. Quando andiamo via si sono ormai fatte le 18.

Sucre San Felipe Neri

Tempo di essere pratici

Dato che prima di cena abbiamo ancora un po’ di tempo, decidiamo di dedicarci a qualche questione pratica. Dopo un’altra breve sosta in plaza 25 de Mayo per riposare un po’ (tra il viaggio che abbiamo sulle spalle e l’altitudine, iniziamo ad essere un po’ sfiniti), ci impegnamo per trovare un negozio che venda le SIM locali. Abbiamo inizialmente qualche difficoltà, ma in un negozio troviamo subito un signore gentile che ci indica dove andare.

Si tratta di una specie di internet point, dove in effetti vendono anche le schede. Per 5 bob si compra la scheda SIM e con altri 10 bob ci si caricano sopra 1000 megabyte di dati. Decidiamo di iniziare così, tanto poi durante i giorni di tour nel sud della Bolivia che abbiamo in programma sappiamo già che non ci sarà connessione.

Passiamo poi da un supermarket, per comprare acqua e viveri per domani. Forse saremo in pullman tutto il tempo, forse boh, quindi meglio essere preparati: non ci piace rimanere senza scorte di cibo.

Compriamo delle empanadas con prosciutto e formaggio, dei succhi di frutta e della cioccolata ripiena con… coca! Tocca vedere poi se avremo voglia di provarla o meno.

Una cena romantica per festeggiare il nostro anniversario

Si sono fatte ormai le 19,15, così decidiamo di raggiungere il ristorante che abbiamo scelto per cena. In fondo questo viaggio in Bolivia è il nostro modo per festeggiare 10 anni insieme, quindi scegliamo un posticino romantico davvero carino, si chiama “La Posada“. Ci è stato consigliato dalla ragazza del nostro b&b.

Mangiamo all’aperto, nel cortile interno, di tipico stile coloniale. È decorato con lucine e candele, e dai balconcini dei piani superiori mi aspetto di veder comparire Zorro da un momento all’altro!

La Posada Sucre Bolivia

Ordiniamo due piatti tipici, uno a base di pollo ed uno con maiale e mais, entrambi discretamente buoni. Ma è l’atmosfera che rende la serata così bella e romantica, anche perchè avendo deciso di cenare così presto ci ritroviamo ad avere il cortile solo per noi per quasi tutto il tempo!

Dopo cena però siamo davvero stanchissimi. Decidiamo di evitarci la camminata fino al b&b e chiamiamo un taxi, che per 10 bob ci riporta in hotel velocemente e senza dover fare fatica: ottimo, perchè non vediamo l’ora di andare a dormire!

Giorno 3 – 23 aprile 2019 – In viaggio verso il sud della Bolivia, da Sucre a Tupiza

Oggi è un giorno di viaggio. Ci svegliamo perfino prima della sveglia, sono solo le 7,30 ma abbiamo dormito parecchio e non abbiamo più sonno. Con calma ci prepariamo ed andiamo a fare colazione.

Colazione Sucre Bolivia

Nella stanza comune in cui viene servita la colazione troviamo pronta ad aspettarci una buona macedonia di frutta fresca, succo d’arancia e mango, marmellate fatte in casa e perfino del pane fatto in casa! C’è anche un’ampia selezione di tè e non può mancare il famoso mate de coca, utilizzato sulle Ande perchè aiuta a contrastare il soroche, il mal di montagna. Luca decide anche di provare a usare le foglie di coca che sono a disposizione per fare un tè da mettere nella borraccia termica: il nostro viaggio oggi ci porterà a salire parecchio di quota. Passeremo infatti da Potosì, considerata una delle città più alte del mondo dato che si trova a 4000 m di altitudine!

Non abbiamo alcuna voglia di camminare con gli zaini in spalla fino al terminal dei bus, così alle 9,30 ci facciamo venire a prendere da un taxi. Una volta arrivati al terminal impariamo anche una lezione importante: il prezzo della corsa va contrattato prima di partire! Dato che il giorno prima, per la stessa tratta, avevamo speso 10 bob, ci aspettavamo lo stesso prezzo. Ed invece no, perchè non ci siamo solo noi ma anche i nostri zaini: il tassista ci chiede 5 bob per ciascuno, zaini compresi! Alla fine contrattiamo un po’, e spendiamo 15 bob invece di 20.

In pullman verso Potosì

Al terminal dei bus di Sucre scopriamo che per accedere all’area dei pullman, e quindi salirci, occorre pagare una tassa di 2,50 bob a testa. Sistemiamo i nostri zaini nel portabagagli sotto il bus e saliamo. Siamo su un pullman della Emperador, abbastanza comodo e pulito. Verso le 10,15 si parte.

Da subito il pullman è quasi pieno, ma nel primo tratto si ferma varie volte per far salire altre persone. Lungo la strada, come d’altro canto avevo letto essere molto comune in Bolivia, ci sono spesso delle donne che si avvicinano al pullman ogni volta che è costretto a fermarsi, come ai caselli, per cercare di vendere del cibo o delle bevande.

Fino a Potosì sono 3 ore di viaggio. Ne approfittiamo per attivare la SIM boliviana, che si rivela un’operazione non banale perchè, non essendo cittadini boliviani, non abbiamo il codice fiscale locale richiesto dalla procedura. Mi ritrovo quindi a improvvisare una conversazione nel mio titubante spagnolo con una gentilissima operatrice della compagnia telefonica. Con mio grande stupore riesco a farmi capire egregiamente e la SIM viene attivata. Poi a tratti dormicchiamo ed a tratti guardiamo il panorama boliviano scorrere dal finestrino e cambiare. Sucre si trova a 2800 m, mentre Potosì poco oltre i 4000: la strada è tutta in salita e piena di curve, il pullman a tratti sembra arrancare un po’.

In viaggio verso Potosì - Bolivia

Il panorama è molto brullo. La vegetazione tutto intorno e sulle montagne è bassa e rada, ogni tanto c’è qualche cactus. Spesso vediamo greggi di pecore o capre che pascolano tranquilli. Ci sono tanti cani randagi. Riesco a godermi il panorama in tranquillità, pensando a dove siamo e a quante avventure ci aspettano, per una buona metà del viaggio: poi l’autista decide che è ora di sentire la musica e via con una serie di lagnosissime canzoni in spagnolo!

Il nuovo terminal dei bus di Potosì

Quando arriviamo a Potosì il pullman fa una prima sosta poco oltre l’ingresso in città, dove scendono molte persone. Mentre arrivavamo qui abbiamo percorso una strada da cui si vedeva la città ed abbiamo potuto osservarla un po’. Ci sembra molto più degradata di Sucre, ma forse è solo un’impressione. E dire che c’è stato un tempo in cui Potosì era ricchissima, tanto che ancora oggi esiste in spagnolo il detto “vale un Potosì”, cioè “vale una fortuna”. Ci dispiace perchè purtroppo non avremo modo di fermarci in città, anche se ne varrebbe la pena, nè di visitare la fonte della sua passata gloria e ricchezza, cioè la miniera di argento all’interno del Cerro Rico.

Potosì Bolivia

Mentre riflettiamo su queste cose, il pullman riparte per dirigersi verso il terminal, dove scendiamo e recuperiamo velocemente i nostri zaini. Sono le 13,30 esatte.

Entriamo nel terminal, uno spazio circolare al cui interno c’è una balconata dove si trovano i chioschi delle varie compagnie di pullman. È lì che si comprano i biglietti per tutte le varie destinazioni, che siano città della Bolivia o meno. Facciamo il giro completo, ma non siamo fortunati. I pullman per Tupiza partivano tutti alle 12,30 o alle 13,30, quindi li abbiamo persi. I prossimi partiranno alle 20,30 o alle 21,30, arrivando a Tupiza a notte fonda, o addirittura al mattino successivo, alle 8,30 o alle 9,30. Noi però vogliamo andare subito a Tupiza e non ci arrendiamo.

Terminal dei bus di Potosì

Sappiamo che dovrebbero esserci dei pullmini che partono senza orario preciso, quindi chiediamo un po’ in giro. Una ragazza gentile ci dice che in effetti ci sono, si chiamano rapiditos, ma partona dal vecchio terminal dei bus. Noi siamo in quello nuovo. Comunque, ci dice, non c’è da preoccuparsi. L’altro terminal si raggiunge facilmente a piedi in appena 20 minuti. Ringraziamo e salutiamo, abbiamo una meta.

Prima di lasciare il terminal ne approfittiamo per usare il bagno. Si paga 1 bob, ricevendo in cambio la carta igienica da usare. Quelli delle donne sono un po’ malridotti, ma in discrete condizioni di pulizia. Quelli degli uomini sono sporchissimi, si sente un odore terribile perfino da fuori. Già che ci siamo, compriamo anche una ricarica per la SIM, giusto per averla in caso di necessità.

Verso il vecchio terminal dei bus di Potosì

Zaini in spalla, usciamo dal terminal. C’è una scalinata per raggiungere la strada. Saranno sì e no 20 o 30 scalini, ma a metà siamo già senza fiato. Questi 4000 m di altitudine si fanno sentire eccome! Controlliamo su Google Maps e ci rendiamo conto che dovremmo camminare per 3 chilometri: è evidente che non ce la possiamo fare.

Ci fermiamo allora all’esterno del terminal ad aspettare un taxi. Di solito ce ne sono tantissimi ovunque in Bolivia, ma in questo momento ne troviamo soltanto uno. L’aspetto non ci sembra troppo rassicurante, la macchina sarà probabilmente più vecchia di noi e i suoi anni li dimostra tutti. Ma non abbiamo molte alternative, quindi contrattiamo il prezzo e saliamo.

I sedili sono tutti diversi tra loro, la macchina sembra quasi assemblata con pezzi recuperati a caso chissà dove. Ma alla partenza inzia il disagio vero: il tassista non ha la chiave e fa partire la macchina con i cavi! In fondo questo blog si chiama “Avventure Ovunque” per un motivo…

Prima di partire ne avevamo lette di tutti i colori a proposito di rapimenti, truffe ed estorsioni avvenute in taxi, quindi un po’ di agitazione ci prende, ma cerchiamo di rimanere calmi. Luca usa Google Maps per controllare che la direzione che stiamo seguendo sia effettivamente quella giusta, ed in effetti alla fine va tutto bene. Arriviamo sani e salvi al terminal e prima ancora di aver recuperato i nostri zaini ci siamo già sentiti chiedere: “Tupiza?!”.

Verso Tupiza in rapidito

Il pullmino che fa al caso nostro sta giusto per partire, mancavamo solo noi! Paghiamo 80 bob a testa e saliamo sul rapidito. Oltre a noi e all’autista ci sono altri 4 passeggeri. Partiamo alle 14,30. Il viaggio durerà 4 ore e stiamo leggermente stretti, ma va bene così: siamo riusciti a partire subito ed era ciò che volevamo.

Durante il viaggio ci gustiamo il nostro pranzo al sacco a base di empanadas con prosciutto, formaggio e mais e succhetto di frutta alla pesca. L’autista invece, per tutto il tempo, non fa altro che masticare foglie di coca. Scopriremo presto che è un’abitudine estremamente diffusa qui in Bolivia.

Tupiza si trova più in basso rispetto a Potosì, quindi ora la strada è tutta in discesa, però è pienissima di curve. Arriviamo finalmente a Tupiza alle 18,15 e siamo distrutti: questa tratta del viaggio sembrava non finire mai.

La prima sera a Tupiza

Una volta arrivati raggiungiamo a piedi il nostro albergo, l’Hotel La Torre, che per fortuna si trova a pochi minuti dal terminal. Facciamo il check-in e saliamo a lasciare le nostre cose in camera. È molto basica, ma sembra discretamente pulita ed è anche spaziosa. Il bagno è molto datato, ma anche quello sufficientemente pulito.

Abbiamo però scelto questo albergo perchè si occupa anche di organizzate escursioni nella zona e, soprattutto, i tour diretti al famoso Salar de Uyuni. Anzi, è una delle agenzie con le recensioni online migliori. Scendiamo quindi subito alla reception a chiedere informazioni e fissiamo per domani un’escursione a cavallo di ben 5 ore (a proposito della quale abbiamo raccolto tutte le informazioni pratiche, le alternative possibili ed i costi in questo articolo), oltre a prenotare il tour delle lagune e del Salar per dopodomani.

Alla ragazza alla reception chiediamo anche un suggerimento per la cena. Seguendo il suo consiglio andiamo allora al ristorante “The Alamo“, che si rivela essere uno dei posti più kitsch mai visti in assoluto. Biciclette e tavolini appesi al soffitto, un’automobile ed un grosso cactus di plastica al centro del locale, le pareti tappezzate di oggetti e personaggi di film e cartoni animati. Il tutto condito da luci colorate e altre decorazioni di dubbio gusto: suggestivo! Assaggiamo dei piatti messicani, ma non sono niente di che e l’attesa è anche piuttosto lunga.

The Alamo Tupiza

Giorno 4 – 24 aprile 2019 – A cavallo tra i canyon della Bolivia

Ci alziamo presto perchè la nostra stanza affaccia sulla strada, che dalle 6,30 in poi prende vita, animandosi di una confusione impressionante. Proviamo a dormicchiare comunque un po’, alla fine siamo in vacanza, ma alle 8,15 stiamo già facendo colazione. Per fortuna è abbondante, perchè oggi avremo bisogno di energie.

Prima di iniziare la nostra escursione a cavallo di oggi abbiamo un po’ di tempo libero, così ci avventuriamo in giro per il paese, alla ricerca fra l’altro del nostro pranzo al sacco. Decidiamo di provare finalmente le salteñas, i fagottini ripieni di carne tipici qui in Bolivia. Le compriamo in un posto indicatoci dalla proprietaria dell’albergo, che altrimenti non avremmo mai individuato. Scegliamo quelle ripiene di pollo, costano solo 4 bob l’una, l’equivalente di circa 50 centesimi di euro, e non sono poi così piccole. Ne prendiamo 2 a testa, saranno perfette per il pranzo.

Tupiza e la “Feria del Maíz”

Passeggiamo per il paesino senza una meta precisa e nella piazza principale ci imbattiamo in una specie di piccola festa di paese, che ci viene indicata come la “Feria del Maíz“.

C’è un palco con gente che canta e banchetti, tutto intorno alla parte pedonale al centro della piazza, dove gli studenti di una scuola, tutti in divisa scolastica, vendono cibi di ogni genere a base di mais. L’atmosfera è molto allegra e festosa, sarebbe bello fare un video per averne un ricordo più nitido, ma siamo gli unici stranieri e non ci sembra appropiato tirare fuori i cellulari e metterci a riprendere. Rimaniamo solo un po’ a guardarci intorno, immersi nella musica e nell’atmosfera festosa, prima di tornare in albergo a preparare lo zainetto per la giornata.

Cinque ore a cavallo tra i canyon nel sud della Bolivia

La nostra escursione ha inizio verso le 11. Una ragazza ci aspetta all’ingresso dell’albergo per accompagnarci a prendere… l’autobus! In realtà non è altro che un piccolo pullmino un po’ scassato, che parte con la portiera ancora aperta, e prosegue la sua corsa verso fuori città. Noi scendiamo ad una fermata più o meno nel nulla, all’incirca lungo il perimetro della città, a sud.

Lì ci aspetta la nostra guida, Eddi, con 3 cavalli: Las Vegas, Tango e Rocho. Dopo le presentazioni, Eddi ci aiuta a montare a cavallo, ci spiega i pochi “comandi” che servono e poi via, si parte. Con dei cappelli da cowboy in testa che ci fanno sentire subito immersi nel Far West, iniziamo la nostra avventura. Muovendoci sempre lentamente, al passo, partiamo costeggiando la strada che esce dalla città, per poi deviare e prendere un sentiero che si dirige verso le montagne.

Un paesaggio da film western, per davvero

A poco a poco ci ritroviamo completamente immersi nel paesaggio, che è a dir poco stupendo. Mai ci saremmo aspettati qualcosa di simile in questa zona della Bolivia. Intorno a noi è tutto rosso, tutto un susseguirsi di formazioni rocciose bellissime.

Escursione a cavallo - Bolivia

Il primo tratto è quasi tutto in salita e lungo una strada sterrata dove di tanto in tanto passano dei mezzi d’opera. Eddi ci spiega che in questo momento stanno facendo dei lavori per portare l’acqua a Tupiza da molto lontano, altrimenti di solito questa zona non sarebbe così “caotica”.

Andiamo avanti almeno per un’oretta, allontanandoci dalla zona dei lavori. Ben presto ci accorgiamo di esserci solo noi tre, in giro non si vede anima viva. Attorno a noi ammiriamo quei panorami che ci fanno sentire come se fossimo sul set di un film western. E in effetti Eddi ci spiega che le zone che visiteremo oggi sono state usate per girare vari film, fra cui Blackthorn, un film uscito nel 2011 che racconta la storia di Butch Cassidy.

Per chi non lo sapesse, ad esempio io non lo sapevo, Butch Cassidy e Sundance Kid erano due banditi del Far West che scapparono in Sud America e trovarono infine la morte proprio in Bolivia, nei pressi di un piccolo villaggio minerario non lontano da Tupiza. Da queste parti sono due vere celebrità!

Il canyon del Duende

La nostra prima sosta è al Cañón del Duende. Un duende, in spagnolo, è un folletto, uno spiritello. L’ingresso di questo canyon, davanti al quale ci fermiamo, è abbastanza scenografico perchè costituito da una fessura più o meno verticale in una enorme parete di roccia. Dal punto in cui ci troviamo quindi il canyon di fatto non si vede.

Canyon del Duende - Tupiza a cavallo - Bolivia

Eddi lega i cavalli in modo che se ne stiano tranquilli all’ombra di un albero e ci aspetta lì con loro, mentre noi abbiamo una ventina di minuti per entrare nel canyon ed esplorarlo un po’.

In realtà decidiamo di non camminare molto. Abbiamo portato con noi il cavalletto e lo scenario che ci circonda è una tentazione troppo grande, vogliamo fare un po’ di foto!

Torniamo indietro piuttosto soddisfatti della nostra sessione fotografica improvvisata e riprendiamo l’escursione a cavallo.

Cavalli Tupiza Bolivia

La Puerta del Diablo

Attraversiamo ancora altri scenari stupendi, ho la sensazione che i miei occhi non bastino, perchè dovunque mi giri ci sono immagini meravigliose da imprimere nella memoria. Vorremmo fare miliardi di fotografie, ma stando a cavallo non è facilissimo.

Escursione a cavallo - Tupiza - Bolivia

La sosta successiva è alla Puerta del Diablo, una formazione rocciosa particolare. Sembra quasi una enorme lastra verticale di pietra rossa, che ha nel mezzo uno squarcio da cui prende appunto il nome. Lì di nuovo ci fermiamo, c’è un grande albero sotto la cui ombra i cavalli possono riposare un po’. E lì ci aspetta anche una “guardia” che ha il compito di registrare i visitatori: gli lasciamo i nostri nomi e numeri di passaporto. È di fatto il primo essere umano che incontriamo da quando è iniziata l’escursione.

Puerta del Diablo - Tupiza a cavallo

Facciamo una piccola passeggiata, arrampicandoci su una collinetta per raggiungere un punto panoramico. La vista è spettacolare, sulla valle rossa coperta di piccoli arbusti verdi e cactus, che abbiamo appena attraversato a cavallo.

Paesaggio - Tupiza - Bolivia

Abbiamo fame, per cui decidiamo che è il momento giusto per assaggiare le nostre salteñas: non sono niente male. Mentre mangiamo, condividendo con i cavalli l’ombra di quello che è probabilmente l’unico albero nel raggio di qualche chilometro, passa un gruppetto di quattro persone che sta facendo trekking: sono italiani! Ormai non ci stupiamo più di nulla, gli italiani li si incontrano ovunque, pure nel mezzo del nulla nel profondo sud della Bolivia.

La nostra guida

Mentre siamo lì e ci stiamo tutti riposando, chiaccheriamo anche un po’ con Eddi. Ci parla inizialmente del cibo tipico di Tupiza, però poi gli chiediamo di lui. Ci racconta che è nato lì, ma che da piccolo ha vissuto in un villaggio di minatori nel sud della Bolivia. Poi è tornato a Tupiza e da 19 anni fa questo lavoro. Prima però i cavalli non erano i suoi, quindi quando c’era poco lavoro partiva. Ha visitato tutta la Bolivia, il Perù e l’Argentina. Ora invece ha cinque cavalli suoi, quindi non può più partire.

La Valle de los Machos ed il Cañón del Inca

Riprendiamo l’escursione, con Eddi ci spiega che le formazioni rocciose che stiamo ammirando hanno 400 milioni di anni. Il loro colore rosso invece deriva dalla presenza di ossido di ferro, anche se a pochi chilometri da qui, ancora oggi, si estrae l’oro.

Lungo il percorso attraversiamo la Valle de los Machos, il cui nome deriva dalla presenza di alcune formazioni rocciose dalla forma vagamente fallica.

Poi raggiungiamo il Cañón del Inca, dove facciamo un’ultima sosta. Eddi ci spiega che questo canyon si ricollega a quello del Duende, però ci vogliono circa 6 o 7 ore per fare tutto il percorso a piedi tra i due accessi, perchè in molti punti bisogna arrampicarsi tra le rocce. Proprio per questa ragione non ci si può andare con i cavalli.

Non ci fermiamo molto a lungo comunque. Il tempo di far riposare un po’ i cavalli e fare qualche foto, poi ci avviamo. Ci attendono ancora circa 45 minuti in sella e siamo piuttosto stanchi. Quando finalmente ci ricongiungiamo al sentiero percorso all’inizio dell’escursione iniziamo a non vedere l’ora di scendere da cavallo.

Escursione a cavallo Bolivia

Una volta arrivati siamo felici di tornare, letteralmente, “coi piedi per terra”, ma anche di aver scelto il tour di cinque ore. Sono state lunghe, ma ne è valsa la pena, perchè è stata una giornata magnifica che ricorderemo sicuramente come una delle migliori dell’intero viaggio in Bolivia.

La seconda sera a Tupiza

Salutiamo Eddi, che ci spiega come prendere il bus per tornare in città, e ci avviamo. Aspettiamo il pullmino scassato lungo la strada e dopo pochi minuti eccolo che arriva: i tempi di attesa dell’autobus sono infinitamente minori di quelli di Roma (complimenti ATAC). Facciamo un cenno e l’autista si ferma, anche se non c’è una fermata vera e propria. Saliamo, paghiamo la corsa (1,20 bob per una persona, 2,50 bob per due persone) e in breve siamo al terminal dei bus in città.

Prima di tornare in hotel ci fermiamo a comprare una cosa importantissima che ci servirà per il tour nei prossimi giorni: la carta igienica, che non è compresa!

Dopo una bella doccia ed un po’ di relax, decidiamo di cercare un posto per cenare. Vorremmo provare un ristorante diverso da quello di ieri, ma non abbiamo neanche voglia di camminare troppo, perchè siamo davvero stanchi. Proviamo ad entrare in un locale abbastanza vicino, che le recensioni online dicono abbia dei buoni piatti tipici. Purtroppo però, la proprietaria ci avvisa che questa sera fanno solo pizza.

Non ci attira l’idea di provare la pizza in Bolivia, la nostalgia di casa non si è ancora fatta sentire così tanto, così alla fine torniamo da “The Alamo“, il ristorante super kitsch della sera precedente. Questa volta chiediamo alla cameriera di indicarci dei piatti tipici della Bolivia e ci ritroviamo a provare del petto di pollo e una bistecca di carne di lama. Non sono male in effetti, anche se la carne di lama non ci fa impazzire e il petto di pollo, beh, è semplice petto di pollo. Abbiamo però ancora fame, così ordiniamo un antipasto tipico a base di pane fritto e “salsiccia”. Pessima idea: la salsiccia si scopre essere un würstel terribile e tutto il complesso è una cosa quasi immangiabile, coperta di quintali di ketchup e maionese.

Torniamo in albergo poco soddisfatti dalla cena, ma felici per la giornata trascorsa e soprattutto estremamente carichi per il tour che ci attende nei giorni seguenti, alla scoperta di una delle zone più belle della Bolivia!

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