Avventure in Erasmus: l’esperienza di Silvia a Tunisi!

Avventure in Erasmus: l’esperienza di Silvia a Tunisi!

L’intervista di oggi riguarda una meta Erasmus davvero particolare ed un po’ fuori dagli schemi: Tunisi!

Infatti io stessa non sapevo fosse possibile, ma al normale programma Erasmus+, secondo criteri e condizioni specifiche, possono partecipare anche alcuni Paesi non appartenenti all’Unione Europea. Tra cui c’è, appunto, anche la Tunisia.

Io mi sono incuriosita molto quando ho visto su Instagram il profilo di una ragazza tornata pochi mesi fa dall’Erasmus a Tunisi ed ho deciso di contattarla. Silvia è stata molto gentile ed ha accolto subito la mia proposta di partecipare a questa intervista.

Lei è iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica, d’Impresa e Pubblicità dell’Università degli Studi di Palermo, mentre a Tunisi ha partecipato al Master in Mediazione Economica Trilingue presso l’Università “El-Manar”, durante il secondo semestre dell’anno accademico 2018-2019.

Ecco cosa racconta di questa esperienza così interessante e diversa dal solito.

Perchè

1 – Perché hai deciso di partire per un’esperienza Erasmus? E come mai hai scelto proprio Tunisi?

A differenza di molti studenti universitari, l’Erasmus non era mai stato tra le mie priorità, ma mi sono ritrovata a cambiare completamente idea nel momento in cui sono entrata a conoscenza di un progetto pensato appositamente per il corso di laurea magistrale a cui mi ero appena iscritta.

Un giorno, infatti, la professoressa che aveva tenuto il mio corso di arabo alla triennale informò la classe che la nostra università forniva la possibilità a quattro studenti di partecipare al progetto Erasmus+, che si sarebbe svolto in Tunisia durante il secondo semestre, sempre del primo o del secondo anno della magistrale, e che ci avrebbe dato la possibilità di ottenere un Master in Mediazione Economica Trilingue sostenendo degli esami che sarebbero poi stati convalidati come materie del mio corso di studi.

Trattandosi quindi della possibilità di ottenere un doppio titolo, ho ritenuto subito la proposta molto vantaggiosa e ho cominciato a riflettere sempre più seriamente sull’idea dell’Erasmus, su cosa avrebbe comportato, e sono arrivata alla conclusione che sarebbe stata un’esperienza davvero interessante, soprattutto trattandosi di un paese come la Tunisia.

La domanda “come mai proprio la Tunisia?” è sicuramente la più comune tra quelle che mi vengono fatte quando parlo del mio Erasmus, ma fondamentalmente la risposta è che non ho avuto altra scelta.

Ciononostante, non mi è mai dispiaciuta come meta, essendo sempre stata molto incuriosita dalla cultura islamica ed interessata a visitare l’Africa.

Cammello in Tunisia

Prima di partire

2 – Quali sono state le maggiori difficoltà “burocratiche” che hai dovuto affrontare prima della partenza, considerando soprattutto che ti preparavi a partire per un Paese al di fuori dell’Unione Europea?

Fortunatamente, essendoci degli accordi particolari tra Italia e Tunisia, non sono serviti permessi e visti particolari per trasferirsi da un Paese all’altro. Io le mie compagne di viaggio abbiamo semplicemente dovuto ottenere il passaporto e dovuto stipulare un’assicurazione sanitaria e di rimpatrio.

Anche la documentazione come il Learning Agreement, relativa alla didattica e alla convalida delle materie, non è stata particolarmente difficile da affrontare; almeno all’andata.

La vera gatta da pelare è arrivata una volta tornate in Italia alla conclusione dell’Erasmus. C’è da dire, però, che molte delle complicazioni sono state dovute al fatto che l’esperienza in Tunisia si è conclusa con un mese di anticipo (cinque mesi fuori piuttosto che sei) a causa di un attentato avvenuto proprio in centro città. Di conseguenza ci siamo ritrovate a dover gestire tutta una serie di questioni burocratiche a distanza e ciò ha reso tutto molto più difficile.

Inoltre c’è anche da aggiungere che per tutta la durata dell’Erasmus le due università, quella italiana e quella tunisina, hanno dimostrato grande difficoltà a coordinarsi tra loro e questo ha comportato molte difficoltà. 

3 – “Impacchettare” la propria vita e partire può essere difficile: che consigli daresti a chi sta partendo e deve preparare la valigia per stare 6 mesi a Tunisi?

Consiglio di abituarsi all’idea che portare con sé tutto quello di cui si ha bisogno è pressoché impossibile. Trasferirsi altrove, a migliaia di chilometri da casa, non è facile. E non mi riferisco tanto all’aspetto pratico, ma piuttosto a tutte le implicazioni emotive che comporta. Nei giorni precedenti alla partenza penso sia normale provare molte emozioni diverse. Personalmente mi sentivo molto eccitata ed entusiasta, ma non posso negare di aver provato anche molta ansia e paura all’idea di andare a vivere in un Paese in cui non ero mai stata e da cui non sapevo cosa aspettarmi.

In questo clima emotivo mi sono ritrovata a sentire l’esigenza di portare con me anche le cose più sciocche, ma che stranamente mi trasmettevano un grande senso di sicurezza semplicemente per il fatto di averle con me.

Abituata a viaggiare all’interno l’Unione Europea, inizialmente avevo ipotizzato di portare con me tutto quello che ero in grado di stipare nelle valige e il resto me lo avrebbero spedito i miei genitori con dei pacchi, ma dovendomi traferire in un altro continente le cose non erano così semplici. Spedire un pacco di appena 10 kg, infatti, può venire a costare più di 100 euro e allora decidemmo di abbandonare l’idea. In queste condizioni è facile lasciarsi andare ad attimi di sconforto, ma bisogna semplicemente imparare ad ottimizzare gli spazi che si hanno a disposizione e riuscire a distinguere ciò che è davvero importante e necessario da ciò che non lo è, tenendo sempre a mente che comunque, nel corso dell’Erasmus, ci saranno quasi sicuramente delle occasioni in cui si potrà tornare a casa e recuperare ciò che non si è riuscito a portare con sé durante il primo viaggio.

4 – È stato difficile trovare un alloggio a Tunisi? Che consigli daresti a chi lo sta cercando? Qual è la spesa media da mettere in conto ogni mese per l’affitto?

Sì, è stato abbastanza difficile riuscire a trovare un alloggio a Tunisi, per svariate ragioni in realtà. Sono partita insieme ad altre quattro ragazze e la nostra idea di partenza era quella di andare a vivere tutte insieme ma, dopo le prime difficoltà nel riuscire a trovare un appartamento abbastanza grande per tutte e cinque, abbiamo cominciato a prendere in considerazione l’ipotesi di dividerci in due appartamenti più o meno vicini nel caso in cui ne avessimo trovati.

L’ideale è sicuramente andare a vivere in centro città o il più vicino possibile ad esso, così da poter disporre di svariati negozi, cinema, super mercati e locali diurni e notturni. Sfortunatamente, però, riuscivamo a trovare solo appartamenti o troppo piccoli, o privi di mobilio, o ancora troppo distanti dal centro.

Per nostra fortuna, poco prima della partenza, le mie colleghe ed io siamo riuscite a trovare una sistemazione in centro che, nonostante all’inizio non ci entusiasmasse, si è rivelata essere la nostra salvezza: la Maison Diocesaine di Tunisi. Un dormitorio per studenti gestito da suore cattoliche missionarie appartenenti all’ordine “Serve del Signore e della Vergine di Matarà”. La struttura, seppur non in condizioni eccellenti – come tra l’altro gran parte della città – ci forniva camere con climatizzatori e bagno annesso, wi-fi, cucina ed elettrodomestici in comune (comfort da non dare assolutamente per scontato), tutto per la modica cifra di 100 euro al mese, ossia 300 dinari.

In aggiunta a tutto ciò anche tanto affetto e calore da parte delle suore, sulla cui ospitalità ci sarebbe veramente tanto da dire.

Erasmus a Tunisi

La vita da studente a Tunisi

5 – Che ne pensi dell’università di Tunisi? Come ti ci sei trovata?

Parlare dell’università tunisina non è semplice. Mi si è aperto davanti agli occhi un mondo assolutamente inaspettato con strutture fatiscenti, vetri rotti alle finestre, porte e finestre senza serrature (bagni compresi), classi organizzate alla bene e meglio, riscaldamenti ovviamente non funzionanti e totale assenza di cestini in giro per le aule o i corridoi, sostituiti da scatoloni sudici. Un disastro in pratica. Ma questo disastro non è altro che la normale e ovvia conseguenza di una situazione politica ed economica assolutamente degradata, che non ha fondi da investire nelle strutture scolastiche ed universitaria.

Da aggiungere c’è anche una totale assenza di materiale didattico e un sistema universitario completamente diverso dal nostro che ha reso tutta l’esperienza solo più difficile.

6 – Hai avuto difficoltà con la lingua? Hai fatto dei corsi prima di partire o durante l’Erasmus?

La conditio sine qua non di ogni Erasmus+ è il livello B2 in inglese, senza il quale non è possibile partecipare alle selezioni per aggiudicarsi la borsa di studio, ma in Tunisia non è servito a molto. Le lingue principali sono l’arabo e il francese, ed è veramente difficile trovare qualcuno che parli fluentemente l’inglese. Per nostra fortuna, però, non è troppo difficile incontrare qualcuno che parli o almeno capisca l’italiano e ciò ha costituito un enorme vantaggio visto che nessuna di noi parlava fluentemente né l’arabo né il francese.

Le mie colleghe ed io abbiamo cercato di seguire un corso di francese prima di partire ma determinate circostanze ce lo hanno impedito e di conseguenza abbiamo compensato seguendone uno all’università El-Manar che ci ha fornito almeno i rudimenti della lingua.

7 – Come definiresti il costo della vita a Tunisi? A parte l’affitto, che cifra dovrebbe tenere in conto ogni mese uno studente che volesse fare l’Erasmus lì?

Il costo della vita a Tunisi è decisamente modesto. È normale durante il primo periodo spendere un po’ di più in cibo ed effetti personali, ma una volta che impari a conoscere la città e ad integrarti in essa è facile riuscire a vivere bene con molto poco, all’incirca 300 euro al mese.

8 – Come descriveresti lo stile di vita (i ritmi, i modi fare, la cucina, la “vita notturna”…) a Tunisi? È stato difficile adattarsi a tutte le novità?

In quanto donna, europea, sola e non in grado di parlare la lingua, adattarsi allo stile di vita tunisino inizialmente è stato davvero molto difficile. Le prime settimane dal nostro arrivo a Tunisi uscivamo davvero poco. Ci ritrovavamo spesso ad essere importunate per strada o a non essere prese sul serio semplicemente in quanto donne in una società tendenzialmente molto patriarcale. Col tempo, però, siamo riuscite ad affrontare questi atteggiamenti, ai quali abbiamo imparato a dare meno peso. Una volta trovato il coraggio e la faccia tosta necessaria per riuscire a sopportare queste situazioni così spiacevoli, abbiamo cominciato ad uscire spesso, ad avventurarci per la città, ad andare a ballare la sera, a goderci davvero la vita in Erasmus tenendo sempre gli occhi aperti, certo, ma non facendoci più intimorire dagli atteggiamenti molesti che sfortunatamente alcuni si sentivano in diritto di riservarci.

Ma non sarebbe stata la bella esperienza che si è rivelata essere se fosse sempre andata così. Per nostra fortuna abbiamo conosciuto tante persone, e soprattutto ragazzi, molto rispettose di noi e della situazione in cui eravamo, comprensivi e che ci hanno aiutato nei momenti di difficoltà. Ed è anche grazie a queste persone che abbiamo visto posti nuovi, abbiamo cominciato a viaggiare per la Tunisia, abbiamo assaggiato il buonissimo cibo tipico e sentendo raccontare le loro storie abbiamo anche appreso cosa vuol dire essere oggi ragazzi a Tunisi. Lo stile di vita di per sé non è così radicalmente diverso dal nostro, come ci si potrebbe aspettare. È chiaro, però, che la popolazione è ancora condizionata da quella che è la storia politica recente del Paese.

Deserto in Tunisia

9 – Quali sono gli aspetti della cultura locale che sei riuscita ad approfondire meglio vivendo in Tunisia o quelli che comunque ti hanno maggiormente affascinata?

Mi viene subito in mente il Ramadan, il mese di digiuno che i musulmani intraprendono per commemorare la rivelazione del Corano a Maometto.

Normalmente la città è molto viva fino al tardo pomeriggio e la sera, dopo le 21:00/22:00, le strade si svuotano quasi del tutto. Durante il Ramadan tutto cambia notevolmente e vi è un totale capovolgimento: la mattina si incontrano pochissime persone per strada e la maggior parte delle attività è chiusa, per poi aprire di pomeriggio o la sera fino a tardi. È in questo periodo che la vita notturna a Tunisi si fa davvero sentire e la Medina si rivela, come sempre, il posto più interessante da visitare. Assume, infatti, un fascino unico di notte con i suoi tanti negozi e caffè aperti fino a tardi, alcuni dei quali allestiscono anche dei piccoli concerti di musica locale.

10 – Luoghi comuni sulla Tunisia o sui Paesi di cultura araba in generale: uno vero e uno falso secondo la tua esperienza?

Un luogo comune che si è rivelato vero è la loro incondizionata ospitalità. Infatti non è per nulla insolito che delle persone appena conosciute ti invitino a casa loro per farti conoscere la loro famiglia e per permetterti di assaggiare la vera cucina locale.

Per quanto riguarda il luogo comune che si è rivelato falso, mi viene in mente il motivo per cui davvero tanta gente decide di non partecipare agli Erasmus in località simili, ossia la paura che si tratti di posti troppo pericolosi, ma ovviamente non è così. È semplicemente un Paese con una cultura molto diversa dalla nostra e di conseguenza bisogna sapersi adattare e non giudicare malamente solo perché si hanno visioni diverse su alcune cose.

Ricordi dell’Erasmus

11 – Qual è il ricordo più bello che hai dei mesi trascorsi a Tunisi?

Nonostante le tante cose che ho fatto e i tanti posti che ho visitato, credo che il ricordo più bello che ho siano le serate estive passate in dormitorio, quando cenavamo in terrazzo e vedevamo passare stormi di fenicotteri rosa sulle nostre teste!

12 – Qual è il luogo più bello o che più ti è rimasto nel cuore di Tunisi?

Decisamente il deserto. Ci sono stata due volte nel corso dei miei mesi di Erasmus e penso che ci tornerei all’istante. Non credo di aver mai provato una tale sensazione di libertà come quando ti ritrovi a viaggiare per le dune del deserto del Sahara.

13 – Quali sono stati i 3 aspetti migliori dell’Erasmus a Tunisi?

Come prima cosa c’è il confronto con una cultura completamente diversa dalla nostra, perché ti insegna veramente cosa vuol dire adeguarsi agli altri. In secondo luogo, vi è la capacità che si impara ad adottare di farsi spazio in una società così maschilista, la quale ti porta ad avere più consapevolezza di te stessa e delle tue capacità, ed infine la possibilità di vivere, non da turista, la quotidianità in un Paese così particolare, cosa che – senza l’Erasmus – difficilmente ci si ritroverebbe a fare.

14 – E le 3 difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare?

Paradossalmente le stesse tre sopraelencate, perché nulla di tutto quello che ho fatto è stato facile da realizzare. Sembra assurdo ma, all’inizio del mio viaggio, anche andare a fare la spesa era un’avventura perché spesso ci si scontrava con l’impossibilità di trovare prodotti che per noi sono assolutamente scontati, come il caffè per la moka.

Sahara

Tiriamo le somme

15 – A posteriori, ora che la tua esperienza si è conclusa, quali sono state secondo te le maggiori differenze tra le tue aspettative prima di partire e la realtà che ti sei poi trovata ad affrontare?

Il mio primo impatto con la città è stato pessimo, perché abbiamo trovato una Tunisi in condizioni veramente disastrose. Ma il nostro sconforto è stato dovuto solo al fatto che i nostri professori, possibilmente per paura che decidessimo di annullare la partenza, hanno gonfiato notevolmente le nostre aspettative, paragonando Tunisi alle metropoli che siamo abituati a visitare di solito, cosa che sfortunatamente non è. O meglio, Tunisi è una metropoli, ma per gli standard africani e non per quelli europei.

16 – Consiglieresti la Tunisia per l’Erasmus? E se in futuro ne avessi occasione, sceglieresti Tunisi per vivere?

Consiglierei Tunisi per l’Erasmus, ma non a chiunque poiché non è un’esperienza adatta a tutti. È necessario un grande spirito di adattamento e, soprattutto, la consiglierei dopo aver spiegato bene cosa realmente ci si deve aspettare e dopo aver consigliato di frequentare un buon corso di francese, quantomeno.

17 – Consiglieresti l’Erasmus in generale? Per quale ragione?

L’Erasmus è una bellissima esperienza che consiglio a chiunque di fare. Credo che, se fatto con criterio, possa portare enormi benefici sia dal punto di vista universitario che personale. Ti spinge davvero a crescere e maturare e a desiderare la tua indipendenza facendotela toccare con mano nella sua forma più estrema. Essere lontani da casa può comportare alcune difficoltà all’inizio, ma ti permette di metterti alla prova ed affrontare le tue difficoltà da solo.

Non posso che ringraziare Silvia per l’entusiasmo con cui ha subito accettato di rispondere alle mie domande. Per me è stato interessantissimo scoprire qualcosa di più della sua esperienza in un Paese extra-europeo e vedere ancora una volta quanto l’Erasmus permetta di entrare in contatto con culture diverse ed affascinanti!

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